Albanesi a frotte in Italia per farsi curare gratis senza averne diritto: come avveniva la truffa

martedì 23 Marzo 15:25 - di Redazione

Furbetti da tutte le parti: furbetti dei vaccini, dei “salta-file”, dei “lei non sa chi sono io”. E naturalmente i furbetti dell’immigrazione. 152 albanesi si sono fatti curare gratis in Italia senza averne diritto. I colleghi di Libero oggi in edicola forniscono una dettagliata inchiesta su come sia stata possibile a Torino una cosa del genere. Avevano messo su un complesso meccanismo per aggirare il Servizio sanitario nazionale.

Albanesi si facevano curare gratis senza diritto

Il nostro sistema sanitario garantisce le cure a chiunque, basta dichiarare di essere in Italia da oltre tre mesi. Ebbene, è proprio su questo lasso temporale che si è giocata la truffa. I 152 albanesi, in gran parte malati di tumore, ora indagati per truffa in concorso, ci sono costati  un milione di euro. Hanno fornito false dichiarazioni. I carabinieri del comando provinciale di Torino hanno eseguito tre misure cautelari, a seguito delle indagini svolte tra settembre 2019 e ottobre 2020. Le accuse sono di truffa aggravata e accesso abusivo in banca dati, contestate a due cittadine albanesi e al figlio di una di queste, italiano impiegato presso l’Agenzia delle Entrate. I tre sono stati sottoposti rispettivamente agli arresti domiciliari, all’obbligo di firma e alla sospensione dal pubblico ufficio.

Albanesi dichiaravano il falso

Questo il procedimento truffaldino:  “le due donne – che operavano in qualità di mediatrici culturali nei centri di Informazione Salute Immigrati di Torino e provincia – avrebbero favorito in maniera illecita i loro connazionali albanesi raggirando il regolamento”. In particolare l’articolo 35 del «Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero».

Due donne albanesi mediavano con i loro parenti

Le due donne hanno “chiamato a raccolta probabilmente amici e parenti albanesi”, i quali  dichiaravano falsamente una data di ingresso in Italia risalente a oltre tre mesi prima – tempo di permanenza consentito ai turisti”. Non solo. Per non essere smascherati attraverso il visto sul passaporto, appena mettevano piede in Italia, sporgevano denuncia per aver smarrito i documenti d’identità. “Poi leggiamo-  autocertificavano di vivere in ristrettissime condizioni economiche per ricevere il famoso codice Stp”.

152 albanesi arrivati a Torino

“Il resto del lavoro lo faceva il figlio di una delle due donne: andava a operare abusivamente sulla banca dati dell’Agenzia delle Entrate nella seziona che controllava gli accertamenti patrimoniali sui beneficiari delle prestazioni”. In 152 (albanesi) sono arrivati in Italia solo per usufruire delle cure mediche. In totale sono stati accertati 175 episodi di frode.

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