Un saggio di Malgieri su Yukio Mishima, esteta del patriottismo e “ultimo samurai”

domenica 28 Febbraio 19:44 - di Riccardo Arbusti
Mishima

Superati i cinquant’anni dalla sua morte, Yukio Mishima può essere ormai considerato uno scrittore postumo. Con il passare del tempo la comprensione della sua opera e la sua presenza nell’immaginario sono cresciute a dismisura. Sullo sfondo della sua imponente opera letteraria resta senz’altro il suo ultimo atto di vita e di stile: il suo seppuku, il suicidio rituale compiuto il 25 novembre 1970.

Mishima e la ribellione alla decadenza del Giappone

Quello spettacolare gesto al Quartier generale dell’Agenzia di Difesa con il quale intese richiamare l’attenzione sulle devastazioni che la modernità continuava a produrre sul suo paese, fu il segnale dirompente della sua ribellione estetica e politica alla decadenza del Giappone nel nome della Tradizione.

Il saggio di Gennaro Malgieri

La sua opera e la sua stessa vita, come spiega l’ex direttore del Secolo Gennaro Malgieri nel suo ultimo libro (Yukio Mishima esteta del patriottismo, edizioni Fergen, pp. 200, euro 15,00), costituiscono il lascito dirompente di un grande intellettuale novecentesco che ha amato la sua nazione fino a morire per richiamare il suo popolo al dovere di riconoscerne l’identità e le radici profonde.

Mishima scrittore di due mondi

Mishima, è la tesi di Malgieri, ha saputo conciliare in maniera paradigmatica la sua anima orientale con l’assimilazione della cultura occidentale, fino a modellare la sua vita e il suo corpo come un greco antico, amante della bellezza e della cultura classica mediterranea. Tanto da potersi considerare “scrittore di due mondi”, interprete di una tradizione universale, il cui stile può essere compreso anche dagli europei dai quali ha appreso molto, soprattutto “frequentando” Nietzsche e d’Annunzio, Dostoevskij e Mann, Wilde, Baudelaire, Huysmans, Radiguet

Come i giornali italiani riportarono la notizia del seppuku

Molto interessante, inoltre, l’ampia ricostruzione e analisi di come i più importanti giornali italiani dell’epoca si occuparono del seppuku di Mishima, dal Corriere della Sera a La Stampa, dall’Europeo al Messaggero, dall’Espresso all’Unità, da Epoca a Il Tempo, Il Popolo, Avanti! e Paese sera. Il nostro Secolo d’Italia, come ricostruisce Malgieri, meritoriamente dedicò alla vicenda un ampio servizio intitolato “L’ultimo samurai entra nella leggenda del Giappone”, commentando: “Yukio Mishima è un nome che è entrato nella leggenda del grande Giappone. L’ultimo samurai è già diventato un mito per una intera generazione e per tutto un popolo sommerso dagli pseudo-valori mercantilistici che hanno percorso le latitudini del dopoguerra”.

Il commento di Piero Buscaroli

E sul Borghese, il commento e il ricordo dello scrittore fu affidato alla grande penna di Piero Buscaroli, che si diffuse in particolari che nessun altro giornale raccontò: “Arrivò un altro scrittore, Yasunari Kawabata, il solo Nobel della letteratura in tutta l’Asia. Era a un funerale, quando gli dissero come e dove Mishima, che egli proteggeva e stimava, si era tolto la vita. Salì il colle Ichigaya, entrò nell’Agenzia di Difesa, e lo portarono a vedere le due teste deposte sul giornale. Kawabata ha settantun anni. Guardò la testa dell’amico, i suoi occhi socchiusi, e pianse. Non disse che era pazzo. Non disse nulla. Forse, riepilogò le cause per cui un samurai, in altri tempi, si toglieva la vita: per sottrarsi alla morte da estranei; per protestare contro un’ingiustizia subita; per testimoniare la sua fedeltà all’Imperatore”.

Invito alla lettura

Non mancano, nel bel libro di Malgieri – vero e proprio invito alla lettura – una biografia essenziale dell’intellettuale giapponese, la bibliografia completa delle opere di e su Mishima pubblicate in Italia, i film sulla figura dello scrittore e, infine, una graphic novel e la discografia mishimiana di Skoll con Sole e acciaio (del 2005) e Il sogno di Mishima (del 2015).

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