Mishima, 50 anni dopo liberare la sua eredità letteraria dalla mitologia del seppuku

domenica 24 Gennaio 19:55 - di Riccardo Arbusti
Mishima

È possibile, trascorsi cinquant’anni dalla morte, proporre l’immagine e il profilo intellettuale di Yukio Mishima oltre l’icona stereotipata che egli stesso aveva contribuito a costruire e imporre? È quello a cui stanno cercando di rispondere i più recenti studi sullo scrittore giapponese.

Il saggio di Malgieri su Mishima e quello di Danilo Breschi

Dopo il recente saggio Yukio Mishima, esteta del patriottismo dell’ex direttore del Secolo d’Italia Gennaro Malgieri (Edizioni Fergen, pp. 199, euro 15,00), tenta di fornire una sua risposta anche Danilo Breschi, che non è uno specialista di letteratura giapponese ma uno studioso rigoroso e di livello, con la pubblicazione di Yukio Mishima. Enigma in cinque atti (Luni Editrice, pp. 247, euro 20,00). L’intento è proprio quello di restituire allo scrittore nipponico la sua grandezza e originalità di artista, superando e mettendo da parte “l’icona pop tutta immagine e nessuna o poca sostanza, comunque inferiore alla vistosa apparenza del personaggio pubblico”.

Mishima artefice della sua gloria letteraria

È il 1945 quando, nel Giappone sopravvissuto ai bombardamenti americani, il ventenne Kimitake Hiraoka cambia nome e adotta lo pseudonimo di Yukio Mishima, il quale venticinque anni dopo avrebbe saputo darsi una morte spettacolare in diretta televisiva, in perfetta aderenza alla figura con cui aveva nel frattempo saputo costruirsi anima e corpo, in polemica contro la decadenza del Sol Levante. Secondo l’antico rituale samurai del seppuku, il 25 novembre del 1970 si uccideva uno dei più grande scrittori del Novecento, tre volte candidato al Premio Nobel per la letteratura. Ponte culturale tra Oriente e Occidente, Mishima è stato infatti l’artefice e il carnefice della propria gloria letteraria.

Breschi: il pensiero di Mishima tra Medioevo e postmodernità

Annota Breschi: “Poche altre scritture scuotono e percuotono, affascinano e respingono, inquietano ed esaltano in misura così intensa, offrendo il proprio contenuto composto da una carica esplosiva, urticante, dentro la forma cristallina di una prosa elegante e sempre controllata. Il pensiero poetante e letterario di Mishima è un corto circuito tra il medioevo più feudale, gerarchico e guerriero, e una modernità talmente avanzata da anticipare il postmoderno”.

Mishima, un enigma interrogato attraverso gli autori affini

Danilo Breschi, che è docente universitario a Roma di storia del pensiero politico e politologia, si è concesso con questo studio l’omaggio a una sua passione estetica e culturale che coltivava sin dall’adolescenza. Ma è un omaggio che non intende minimamente venir meno al compito di aver prodotto una monografia scientifica, di critica storica e letteraria, argomentata sulla base di un’ampia messe di documenti e bibliografia, anche in lingua francese e inglese.

Ne emerge un bel libro, che si legge come un romanzo, in cui l’enigma Mishima viene circumnavigato e interrogato attraverso autori affini per gusto e destino, da Kierkegaard a Dostoevskij, da Burke a Rilke, da Pirandello a Camus, da Baudelaire a D’Annunzio, da Nietzsche a Kundera, da Proust a Cioran, da Wilde a Miller

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