Pandemia, l’Italia nel mirino del “Guardian”: «Non era pronta, il governo ha mentito all’Oms»

martedì 23 Febbraio 13:04 - di Eugenio Battisti

L’Italia finisce nel mirino di The Guardian. La colpa? Aver disorientato l’Organizzazione mondiale della sanità. Sulla preparazione ad affrontare la pandemia. Sotto accusa l’autovalutazione del febbraio 2020. Che segnalava livello più alto, il quinto senza avere aggiornato il piano.

The Guardian accusa l’Italia: ha mentito all’Oms

Il tutto – è la tesi del quotidiano britannico –  a meno di 3 settimane dalla conferma del primo caso di coronavirus. Il paziente 1 Mattia a Codogno. Al setaccio l’ultimo rapporto di autovalutazione compilato dal nostro Paese il 4 febbraio 2020. Nella sezione C8 l’autore del documento segna l’Italia nel ‘livello 5’, il più alto.

Si tratta di un’autovalutazione che ogni anno i Paesi devono a presentare all’Oms. Per dichiarare lo stato della loro preparazione in caso di emergenza sanitaria. Il livello 5, illustra il Guardian, equivale a dire che il “meccanismo di coordinamento della risposta alle emergenze del settore sanitario. E il sistema di gestione degli incidenti sono stati testati e aggiornati regolarmente”.

Il piano pandemico fermo al 2006

Tuttavia, fa notare l’autore dell’articolo, lo scorso anno è emerso che l’Italia non aveva aggiornato il suo piano pandemico nazionale dal 2006. “Fattore che potrebbe aver contribuito ad almeno 10mila morti di Covid-19. Durante la prima ondata. E che è un elemento chiave nell’inchiesta della Procura di Bergamo. Sui presunti errori da parte delle autorità”.

La procura di Bergamo indaga sulla negligenza

Il documento di autovalutazione è stato consegnato alla Procura “come ulteriore prova”. E supporta l’azione civile avviata dalle famiglie delle vittime di Covid a dicembre. Per presunta negligenza nella gestione della pandemia. Un’azione che si affianca a quella penale.

La mancata zona rossa dopo Codogno

Sotto i fari dell’inchiesta di Bergamo c’è la mancata zona rossa ad Alzano Lombardo. E Nembro. Dove era stato intercettato un ampio focolaio di Covid. A Codogno e in altri comuni veniva stata decretata subito la zona rossa. La provincia di Bergamo e tutta la Lombardia sono entrate in lockdown  2 settimane dopo.

Gli interrogatori a Conte, Speranza, Lamorgese

La Procura ha sentito l’ex premier Giuseppe Conte. I ministri della Salute Roberto Speranza e dell’Interno Luciana Lamorgese. E il governatore lombardo Attilio Fontana. Ma anche l’attuale segretario generale del ministero della Salute Giuseppe Ruocco. Che è stato Direttore generale della prevenzione sanitaria dal 2012 al 2014. E che il viceministro Sileri voleva cacciare. Avrebbe confermato –  riporta sempre il quotidiano – ai pubblici ministeri che il piano pandemico è stato redatto l’ultima volta nel 2006 . Andava riaggiornato secondo le linee guida Oms nel 2013 e nel 2018. E avrebbe così contraddetto il rapporto di autovalutazione dell’Italia del febbraio 2020.

Il generale Lunelli ammette: abbiamo mentito

In un’analisi di questo documento, eseguita da Pier Paolo Lunelli, generale dell’esercito in pensione, 60 risposte su 70 fornite dall’Italia sono state giudicate “infondate”. Il Guardian cita un passaggio di questa analisi nella quale Lunelli scrive. “Abbiamo mentito sostenendo che eravamo pronti. Dichiarando di avere capacità che, alla luce dei fatti, non avevamo. L’avvocato che rappresenta le famiglie delle vittime di Covid, Consuelo Locati, ha annunciato che scriverà a Mario Draghi. Per chiedere una legge sull’indennizzo per i parenti delle vittime del coronavirus.

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