L’effetto-Draghi è già un ricordo. Piero Angela: «Un uomo solo non basta a cambiare un Paese»

sabato 27 Febbraio 12:06 - di Valerio Falerni
Piero Angela

L‘effetto-Draghi è solo un ricordo. La formula del “governo dei migliori” già trascolora in quella dei “migliorabili” mentre più d’uno comincia a chiedersi se davvero sia sufficiente un premier a fare la differenza. È una schiera di italiani sempre più folta. E che ora si arricchisce anche della presenza di un big della cultura come Piero Angela. «Guardo a Draghi con grandi speranze, ma non credo che basti un uomo a cambiare un intero Paese», ha infatti risposto il principe dei divulgatori all’Huffington Post. Che è un po’ come dire che la squadra di ministri e sottosegretari non è all’altezza di chi la dirige.

Piero Angela: «Guardo al premier con speranza, ma…»

Le parole di Piero Angela sono emblematiche. Perché rendono autorevolmente l’idea della velocità con cui il giudizio che separa Draghi dai suoi collaboratori vada diffondendosi. Se ne trova significativa conferma anche nell’odierno sondaggio del Corriere della Sera. Ne emerge infatti che il governo sia tutt’altro che in deficit di fiducia. Ma precisa anche che il gradimento è quasi interamente legato alla figura del premier. È come se gli italiani scindessero l’aspettativa che hanno riposto nell’ex-presidente dalla Bce dalla rassegnazione nel vederlo a capo di una squadra meno discontinua di quanto auspicassero.

Il governo paga un avvio poco decisionista

Ed è, questa, solo una delle cause a base dell’evaporazione dell’effetto-Draghi. Le altre risiedono nella riconferma di Speranza e Lamorgese alla guida di dicasteri strategici come Salute e Interno e in un avvio lento e poco decisionista. In tal senso, il braccio di ferro sui sottosegretari ha contribuito a convincere i cittadini che poco  fosse in realtà cambiato rispetto al Conte-bis. Il resto lo ha fatto l’eccessiva polifonia della maggioranza. Lega da un lato, 5Stelle dall’altro non fanno mistero di stare a disagio nella medesima coalizione. Ogni giorno, il saldo del bilancio delle dichiarazioni dei loro esponenti segna più distinguo che posizioni comuni. Insomma, il “re è nudo“. Impossibile che un acuto osservatore come Piero Angela non se accorgesse.

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