Coppia scomparsa a Bolzano, un altro tassello: i coniugi sono stati uccisi in tempi diversi

10 Feb 2021 10:24 - di Filomena Auer
coppia Bolzano uccisi in tempi diversi

Coppia scomparsa a Bolzano, l’ultima certezza segna la svolta: i coniugi uccisi in tempi diversi. Oggi un’altra importante acquisizione aggiunge un ulteriore tassello alla trama delle dinamiche e della tempistica del duplice delitto: i coniugi scomparsi dal 4 gennaio scorso potrebbero essere stati uccisi in tempi diversi. Il condizionale è ancora d’obbligo: ma stampa e web, Il corriere della sera tra gli altri, indicano questa eventualità come altamente probabile. I riscontri dei dati forniti della scientifica e gli elementi frutto delle indagini tradizionali aggiornati alle moderne tecniche d’investigazione, al momento in mano agli investigatori al lavoro sul caso, incrociati tra loro convergono tutti sulla figura di Benno. Sospettato di essere il killer dei suoi genitori.

Coppia scomparsa a Bolzano, la svolta è a un passo

Gli inquirenti sono quasi alla fine della ricostruzione del tragico mosaico omicidiario che vede Benno, il figlio di Laura Perselli e Peter Neumair unico indagato in cella, spalle al muro. il ritrovamento del corpo della donna nei giorni scorsi ha impresso un’accelerata al caso. Ieri, poi, l’avvistamento di una sagoma in fondo all’Adige fa pensare che sia imminente anche il rinvenimento dei resti dell’uomo. Oggi si parla degli esiti dell’accurato lavoro d’analisi e comparazione delle cellule telefoniche delle due vittime e del presunto assassino. La quadratura del cerchio, infine, arriverà con il responso delle autopsie. L’esame autoptico sulla mamma di Benno è previsto in questi giorni. Quello del padre è relativo al ritrovamento del suo cadavere se sarà accertato che quell’ombra sul fondo del fiume risponde ai resti dell’uomo.

Coppia scomparsa a Bolzano, i coniugi uccisi in tempi diversi

Intanto, trapela un elemento importante. Determinante per delineare dinamica e tempi del duplice omicidio. Nonostante da parte degli inquirenti ci sia massimo riserbo, si apprende che, passi importanti dell’inchiesta rileverebbero che Peter Neumair e Laura Perselli potrebbero essere stati uccisi in tempi diversi. La ricostruzione degli investigatori segue la logica e, soprattutto, la matematica dei riscontri delle celle telefoniche. Secondo cui i telefonini del padre e della madre di Benno, sarebbero stati spenti in orari diversi: circa alle 17.30 quello di lui. Attorno alle 21.30 lo smartphone della moglie. Dunque, i due cellulari delle vittime non si sarebbero spenti simultaneamente come fin qui ipotizzato. Ma in un arco di tempo ben più ampio, di circa quattro ore. Rilievo che induce a pensare, come riferisce il Corriere della sera, «non soltanto» che «l’azione dell’assassino» potrebbe essere stata «divisa in due parti distinte». Ma anche il fatto che «chi ha ucciso ha avuto tempo per pensare a come liberarsi dei due corpi. Come portarli fino all’auto. Costruirsi un alibi possibile. E come cancellare eventuali tracce dalla scena del delitto».

Le celle telefoniche rilevano un arco di 4 ore di tempo in cui…

Dunque, i tabulati delle attività telefoniche indurrebbero a pensare che: quando il telefono di Peter si spegne intorno alle 17.30 l’uomo, col quale Benno aveva un rapporto conflittuale, l’uomo potrebbe essere già morto. Forse per strangolamento. Se davvero fosse andata così, è plausibile immaginare il panico del ragazzo al rientro in casa della madre, intorno alle 18.30. A quel punto non c’è stato ancora tempo sufficiente per disfarsi del corpo di Peter – ipotizzano gli investigatori – e per coprire tutto e «farla franca». Benno non può che sacrificare anche la madre. In quelle stesse ore, Madè, la primogenita della coppia scomparsa, chiama insistentemente i suoi. Senza successo. Il cellulare del padre è staccato, la madre non risponde mai (ultimo WhatsApp visualizzato alle 18.46). Anche Benno telefona alla mamma: intorno alle 20. Ma per gli inquirenti la chiamata risponderebbe solo a un tentativo di depistaggio del ragazzo, intenzionato a costruirsi un alibi.

Un possibile movente, la fragile costruzione di un alibi

Più o meno alle 21 un vicino vede Benno in cortile: ha l’aria di «uno che ha appena finito di fare ginnastica». Secondo gli inquirenti ha appena caricato i corpi sulla Volvo. Le telecamere di ponte Roma, nelle vicinanze del centro città, inquadrano il suo passaggio. Alle 21.32 Benno spegne il suo cellulare. E più o meno in contemporanea, sparisce il segnale anche di quello di sua madre. Alle 21.57 ricompare il tracciamento del suo telefonino: lo aggancia una cella vicina al ponte su cui saranno trovate le macchie di sangue di suo padre. La tragedia è compiuta a quel punto. I corpi sono nell’Adige. La corrente li porta via. Squilibrio narcisistico e assunzione di sostanze stupefacenti, su un assetto psicologico già precario, avrebbero fatto il resto. E, dobbiamo ricordare, alla base del movente potrebbe esserci anche l’ostinazione del ragazzo a rifiutare le cure del caso che, invece, i genitori insistevano che lui seguisse dal suo rientro a Bolzano dalla Germania. Un conflitto, forse, all’origine dell’orrore. Un orrore a cui manca ancora un tassello: quello del ritrovamento di Peter, le cui ricerche sono riprese proprio in mattinata.

 

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