Arbitro alla gogna perché “razzista”, ma era una bufala. La Uefa: «Non usò parole discriminatorie»

venerdì 12 Febbraio 8:49 - di Federica Parbuoni
arbitro razzista

La partita fu sospesa, il mondo intero si scandalizzò e l’arbitro fu mandato a “processo” con il marchio infamante di «razzismo». A due mesi dallo scandalo planetario suscitato dal quarto uomo del match di Champions League Paris Saint Germain-Basaksehir, si scopre che tutto quel trambusto fu ingiustificato: Sebastian Coltescu non usò alcun epiteto razzista contro il vice allenatore della squadra turca, il camerunense Pierre Webo. L’arbitro lo indicò si come «negru», ma quella parola nella lingua di tutta la terna arbitrale, il rumeno, «non ha alcuna connotazione offensiva», ha spiegato l’ispettore della Uefa, chiamato a fare la relazione nel procedimento aperto alla Uefa. Insomma, è lo stesso “pm” del “processo” a chiedere l’assoluzione del già condannato mediaticamente Coltescu.

Lo scandalo per l’arbitro “razzista”

I fatti risalgono all’8 dicembre, in campo c’è un parapiglia per questioni di gioco, dalla panchina del Basaksehir si levano proteste. L’arbitro non capisce bene chi abbia infuocato gli animi, si rivolge al quarto uomo, il quale indica il vice allenatore. «Negru», dice a microfoni aperti, mentre quella parola echeggia nello stadio vuoto. Apriti cielo. Tale è la reazione dei team che la partita viene sospesa per essere ripresa solo il giorno dopo. Nel frattempo la notizia del quarto uomo “razzista” rimbalza in tutto il mondo. Il giorno dopo i giocatori si inginocchiano prima di iniziare a giocare, intervengono opinionisti e politici, si fa sentire pure Erdogan, poche voci si levano a difesa di Coltescu. Qualcuno fa notare sommessamente che, non ricordandone il nome, il quarto uomo aveva solo voluto identificare Webò. Tesi che però non fa presa.

La Uefa riabilita l’arbitro: «”Negru” non è parola razzista»

Invece, è esattamente quello che ha stabilito il perito della Uefa. Da parte di Coltescu non vi fu «razzismo». «Nessuna discriminazione da parte degli arbitri. Perché in romeno “negru” – ha scritto nella sua relazione – vuol dire nero senza connotazioni offensive». «Dalle prove video e audio disponibili, è stato stabilito che Coltescu e il guardalinee Sovre hanno usato le espressioni in lingua romena “quello nero” e “il nero”, semplicemente per identificare il secondo allenatore del Basaksehir, Webo». E, ancora: «Secondo il rapporto linguistico, le espressioni romene “quello nero” e “il nero” non hanno connotazioni discriminatorie o negative. Inoltre, la parola “nero” è ampiamente utilizzata dalle organizzazioni antirazziste e dai loro milioni di seguaci proprio per combattere la discriminazione».

Caso chiuso. Coltescu: «Ristabilita la verità»

Dunque, si legge nel rapporto, «l’ispettore designato per l’etica e la disciplina ritiene che l’indagine su un possibile comportamento razzista o discriminatorio sia terminata, senza la necessità di un’azione disciplinare per violazione degli articoli della legge Uefa». «Grazie a tutti quelli che hanno presentato la notizia dal primo momento nel modo giusto, senza esagerazioni e deviando dalla verità. E che faranno altrettanto ora, per rispettare la verità vera», ha commentato Coltescu. «Sarò a disposizione del calcio romeno fino alla fine. Non a livello internazionale, dove la mia esperienza si è conclusa, ma solo – ha concluso – per motivi di età».

 

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