Scoperta a Roma la vera Mafia Capitale. E, sorpresa, non c’entrano Carminati e Buzzi

venerdì 15 Gennaio 15:19 - di Paolo Lami

La Mafia Capitale a Roma esiste veramente ma, sorpresa!, non è quella di Carminati e Buzzi. La notizia però è un’altra, anzi due.

La prima: la signora Raggi che strillava alla Mafia Capitale, quella finta, stavolta non si è accorta di quella vera che faceva traffici sotto al suo delicato nasino.

La seconda notizia è che la mafia Capitale, quella vera, a Roma trafficava con pasticcini e bigné. Segno dei tempi, forse.

Fatto sta che le teste di legno di Cosa Nostra avevano investito denaro, parecchio, dicono le indagini del Ros, in pasticcerie del centro storico, di Trastevere e Testaccio.

Secondo quanto emerso dalle indagini dei Ros coordinate dalla Dda di Roma e che hanno portato ad 11 misure cautelari, i clan mafiosi riciclavano ingenti somme di denaro nella ristorazione per aprire locali nella zona di Testaccio e Trastevere.

Le accuse sono di trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio, reati commessi per agevolare l’associazione mafiosa “Cosa Nostra”.

Figura centrale dell’operazione, al quale nel novembre 2018 sono stati confiscati beni per 15 milioni di euro, è il palermitano Francesco Paolo Maniscalco.

Figlio di un soggetto vicino alla famiglia palermitana di Corso dei Mille, è risultato socio occulto delle attività commerciali emerse.

Uomo di fiducia di Giuseppe Salvatore Riina, figlio del boss Totò Riina, è stato condannato definitivamente per partecipazione ad associazione mafiosa, nonché per la rapina multimiliardaria alla sede palermitana della “Sicilcassa” del ‘91.

Nell’indagine capitolina sulla vera Mafia Capitale sono finiti anche i fratelli Salvatore e Benedetto Rubino, legati ad ambienti di Cosa Nostra.

Il primo “investimento” risale al 2011 con l’apertura del bar-pasticceria “Sicilia e Duci srl” a Trastevere per il quale nel 2015 è scattato un sequestro di prevenzione a carico della società.

Prima del provvedimento di esecuzione, gli indagati però hanno proceduto allo svuotamento del patrimonio della “Sicilia e Duci srl” creando una nuova società con cui hanno aperto, sempre a Trastevere, il bar da “Da Nina”, sottoposto oggi a sequestro preventivo.

Esulta la Raggi che non si era accorta di questa vera Mafia Capitale. Forse era troppo concentrata su quella finta.

Spiega la Coldiretti: dai ristoranti ai bar ma anche supermercati, negozi, trasporti e aziende agricole sono numerose le attività su cui la criminalità estende il proprio business puntando sull’agroalimentare.

Il valore della torta – è proprio il caso di dirlo – è impressionante. Si parla di un valore di 24,5 miliardi.

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