Il dossier desecretato
Ucraina, l’ordine di distruggere antrace ed Ebola: cosa c’era nei laboratori biologici finanziati dagli Usa
Il dossier dell’intelligence riaccende lo scontro: oltre 40 biolaboratori sostenuti da Washington, il ruolo di Black & Veatch e la corsa a eliminare le scorte dopo l’invasione russa
Antrace, peste, Brucella, Ebola e altri agenti biologici considerati tra i più pericolosi al mondo. Erano custoditi in decine di laboratori ucraini sostenuti economicamente dagli Stati Uniti. Con l’inizio dell’invasione russa del 2022, però, da quelle strutture sarebbe partito un ordine urgente: distruggere immediatamente le scorte di patogeni per evitare che finissero nelle mani di Mosca o che venissero dispersi a causa dei bombardamenti.
A riportare nuovi dettagli è un controverso rapporto dell’intelligence americana (ODNI), rilanciato dalla direttrice uscente Tulsi Gabbard, che ha riaperto uno dei dossier più delicati della guerra tra Russia e Ucraina: quello dei laboratori biologici finanziati dagli Stati Uniti.
Oltre 40 laboratori in Ucraina sostenuti dagli Usa
Secondo il documento declassificato, consultabile integralmente su questa pagina del sito governativo, Washington avrebbe finanziato nel mondo oltre 120 laboratori biologici in più di 30 Paesi. Di questi, oltre 40 si trovavano in Ucraina e operavano nell’ambito del Biological Threat Reduction Program (BTRP), un programma del Dipartimento della Difesa americano nato per monitorare e contrastare minacce biologiche e pandemie.
La rete comprendeva centri di ricerca, laboratori diagnostici e strutture di biosicurezza incaricate di studiare agenti patogeni pericolosi e malattie zoonotiche, cioè trasmissibili dagli animali all’uomo.
Il rapporto non presenta prove dell’esistenza di programmi per la produzione di armi biologiche, ma riaccende il dibattito sulle attività di biosicurezza finanziate dagli Stati Uniti in Ucraina.
Il ruolo di Black & Veatch nella rete biologica ucraina
Al centro del programma compare Black & Veatch, gigante statunitense dell’ingegneria che per anni ha operato come principale contractor del Pentagono in Ucraina.
L’azienda ha coordinato la costruzione e l’ammodernamento di diverse strutture strategiche, tra cui il Laboratorio Centrale di Riferimento di Odessa, il laboratorio diagnostico di Kherson e altre infrastrutture scientifiche distribuite nel Paese.
Oltre alla realizzazione degli edifici, Black & Veatch ha gestito fondi, forniture tecnologiche, attrezzature scientifiche e il coordinamento con organismi internazionali come l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) e il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti.
Quali patogeni venivano studiati nei laboratori
I documenti indicano che nei laboratori ucraini erano conservati ceppi biologici classificati come “Especially Dangerous Pathogens” (EDP), molti dei quali provenienti dagli archivi dell’epoca sovietica.
Tra gli agenti studiati figuravano:
* antrace;
* peste;
* Brucella;
* tularemia;
* tubercolosi;
* virus Mers e Sars;
* influenza aviaria ad alta patogenicità;
* Ebola;
* Marburg;
* virus Lassa;
* peste suina africana;
* malattia di Newcastle.
L’Istituto di Medicina Veterinaria Sperimentale e Clinica (IECVM) di Kharkiv viene indicato come uno dei centri più importanti della rete, impegnato nello studio di malattie animali e nello sviluppo di strumenti diagnostici e vaccinali.
L’ordine di distruggere le scorte dopo l’invasione russa
Con lo scoppio della guerra, la presenza di questi materiali biologici è diventata un problema di sicurezza nazionale.
Già nel marzo 2022 il sottosegretario di Stato americano Victoria Nuland aveva dichiarato pubblicamente che Washington era preoccupata per il rischio che le forze russe potessero impossessarsi delle strutture di ricerca biologica presenti in Ucraina.
Secondo il dossier, diversi laboratori ricevettero quindi l’ordine di eliminare rapidamente le proprie collezioni di patogeni. L’obiettivo era evitare una possibile fuga biologica provocata dai combattimenti o il sequestro di materiali sensibili da parte delle truppe russe.
Tra le strutture che avrebbero proceduto alla distruzione delle scorte figura anche l’istituto di Kharkiv, che prima della guerra conservava centinaia di campioni di batteri e virus pericolosi.
Le accuse di Tulsi Gabbard: Biden ha mentito al mondo
La pubblicazione del rapporto ha provocato un’ondata di polemiche a Washington.
Gabbard sostiene che l’amministrazione Biden avrebbe minimizzato per anni l’entità della rete di laboratori finanziata dagli Stati Uniti. Nel documento si afferma che il presidente Donald Trump considera particolarmente pericolose alcune ricerche sul potenziamento delle capacità di virus e batteri.
Le conclusioni del dossier sono però state contestate da numerosi analisti occidentali. Il giornalista investigativo Christo Grozev di Bellingcat ha definito il rapporto un possibile assist alla narrativa del Cremlino, sottolineando come Mosca accusi da anni gli Stati Uniti di sviluppare armi biologiche in Ucraina senza che siano mai emerse prove concrete a sostegno di questa tesi. «Quello è un programma americano legittimo ma si citano i rischi evocati dalle campagne di disinformazione russe», sostiene il giornalista bulgaro. I democratici Usa hanno definito «poco credibile» Gabbard. Nel 2019 l’ex segretaria di Stato Hillary Clinton definì Gabbard addirittura la «favorita dei russi».
Tra biosicurezza e guerra dell’informazione
Resta il fatto che la rete di laboratori biologici sostenuta dagli Stati Uniti in Ucraina rappresenta oggi uno dei temi più controversi del conflitto.
Da un lato Washington sostiene che si trattasse esclusivamente di programmi di biosicurezza, sorveglianza epidemiologica e prevenzione delle pandemie. Dall’altro, la presenza di agenti biologici altamente pericolosi e il coinvolgimento diretto di contractor legati al Dipartimento della Difesa hanno alimentato sospetti, accuse e campagne di disinformazione che continuano a infiammare il confronto tra Russia e Occidente.
La distruzione delle scorte di patogeni dopo l’invasione russa resta uno degli elementi più significativi della vicenda: una decisione presa per ragioni di sicurezza, ma che continua ad alimentare interrogativi geopolitici e polemiche internazionali.