San Patrignano, Gasparri: «Il latrato degli sciacalli contro Muccioli finirà. Ricordo il giorno in cui…»

giovedì 7 Gennaio 9:15 - di Adriana De Conto
San Patrignano Gasparri

“Noi che abbiamo conosciuto Muccioli e che siamo stati tantissime volte a San Patrignano conosciamo la verità di quella storia”.  Un lungo e toccante post di  Maurizio Gasparri dai suoi profili social rende giustizia all’operato e al coraggio del fondatore di San Patragnano  che la serie di Netflix ha cercato di sporcare. Un post che si è trasformato in un vero e proprio articolo su una realtà che il senatore di FI ha avuto modo di conoscere e apprezzare. “Ventiseimila ragazzi sono passati per quella comunità e sono tornati alla vita. Sono diventati padri e madri di figli che non sarebbero mai nati. Sono tornati ad essere figli di padri e madri che li avevano persi. Una storia – scrive a proposito della serie di Netflix – che racconta soltanto alcune pagine difficili e trascura tutto il bene che è stato fatto non è una storia”.

San Patrignano, Gasparri: “Noi conosciamo la verità”

Una lunga storia. “Eravamo andati a San Patrignano a conoscere Vincenzo Muccioli negli anni Ottanta”, racconta Maurizio Gasparri. “E da allora ci siamo
visti tante volte. Sulla Collina di Sanpa, a Roma, a Torino, a Perugia, in tanti posti dove accogliendo i nostri inviti, come quelli di tanti altri, raccontava la sua opera di redenzione dalla droga. Sappiamo cosa ha fatto. Io c’ero nei momenti belli e in quelli difficili. Anche in quei giorni a Palermo negli anni Novanta alla conferenza sulle droghe, con le polemiche sullo sfondo.

“Ho conosciuto tanti ragazzi che sono tornati alla vita. Ho chiesto che alcuni fossero accolti in comunità. Migliaia di giovani disperati grazie a Vincenzo sono rinati e sono diventati padri e madri di figli che non sarebbero mai nati se i loro genitori non fossero usciti dalla droga grazie a San Patrignano. E ho conosciuto padri e madri che hanno ritrovato figli che avevano perso e che non sapevano più salvare. 26mila persone liberate dalla droga. Migliaia di morti evitate e chi sa quanti reati impediti a chi per una dose avrebbe fatto di tutto, rubato, venduto il proprio corpo, forse ucciso”. La serie tv non rende nulla di tutto ciò. “Tutto questo sparisce quasi in una operazione mediatica falsa, ingiusta e parziale. Che racconta in modo fazioso una storia ben più grande e ricca di vita, simbolo della vittoria della vita sulla droga. Tacciono delle condanne per estorsione di chi diventa ‘narratore’ o degli assegni stracciati in tribunale, ma poi incollati e incassati da parte di altri”.

“Ricordo il giorno in cui…”

La destra è stata sempre vicina a Vincenzo Muccioli, soprattutto nelle difficoltà, nelle lunghe battaglie giudiziarie. Ricorda Gasparri: “Ho lottato contro magistrati ingiusti, e dal passato discutibile, che attaccavano Vincenzo. E lo rifarei. E ho fatto sempre quel che potevo per aiutare chi aiutava, a San Patrignano come altrove, chi cercava una via per uscire dalla droga. Mani tese non violenza. Amore, lavoro, comunità, non siringhe”.

“Ricordo il giorno in cui, arrivando a uno dei convegni in Comunità, Vincenzo mi disse di sedere al suo posto, con un gesto che vissi come un atto di amicizia e di fiducia. Nell’autunno del 1994 Vincenzo ci chiamò e – membri del primo governo Berlusconi, io, Raffaele Costa e Alfredo Biondi – andammo a inaugurare il centro medico, da lui voluto per curare li i ragazzi e per assistere chi veniva consumato dall’AIDS. La Regione Emilia Romagna guidata dal PDS ostacolava allora quell’opera meritoria e negava timbri e permessi. Andammo per dire che le istituzioni stavano dalla parte di San Patrignano. E il centro medico nacque e crebbe”.

“In tanti hanno ritrovato la vita a San Patrignano”

“Ci aveva aperto le porte – prosegue Gasparri- quando lo cercammo per conoscerlo e sostenerlo. Fummo con Vincenzo allora e fino all’ultimo suo giorno. Ma anche dopo. Perché la sua opera è andata avanti oltre lui. E continuerà. Nonostante tradimenti e denigrazioni di pochi. Continuerà nell’amore di chi sulla Collina ha ritrovato se stesso e la vita. E sono i più”.

Nessuno a quei tempi ha saputo dare risposte migliori a una piaga mortale come la droga. “Accogliere gli ultimi, i più ‘difficili’, i rifiutati da tutti è stato un atto di amore e di coraggio. Un rischio, perché poteva succedere di tutto e ben di peggio di episodi che non offuscano migliaia e migliaia di rinascite”. La domanda quindi è: “Cosa sarebbe stato di tante persone senza Vincenzo? Morte, carcere, delitti e violenza. Per me Vincenzo è stato, è, e sarà sempre un riferimento assoluto nella vita. Il latrato degli sciacalli cesserà. E l’opera dei giusti resterà”: è la chiosa. Ma non finisce qui, prometta Gasparri: “Tornerò a parlare di questa vicenda perché non può finire con una docufiction faziosa e giustamente contestata dalla comunità di San Patrignano”. Tanti i commenti a queste parole scritte col cuore. Tra tutte quelle del figlio di Muccioli, Giacomo: “Sei riuscito a rendere giustizia alla figura di mio padre a cui so che sei tanto affezionato. Ti ringrazio di cuore“.

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