Fango da Netflix sulla Comunità di San Patrignano, simbolo di destra della lotta alle droghe

sabato 2 Gennaio 8:18 - di Luca Maurelli
Fa discutere un documentario di Netflix su Vincenzo Muccioli e San Patrignano
Un documentario parziale, pruriginoso, malizioso, realizzato da Netflix, fa discutere e amareggia chi da anni lotta contro la diffusione delle droghe e non rende giustizia a Vincenzo Muccioli e alla sua impresa realizzata con enormi sacrifici nel corso degli anni: salvare migliaia di giovani dalla droga, a cominciare dagli anni Ottanta, quando una certa cultura aveva favorito il diffondersi degli stupefacenti in tutto il mondo, come simbolo di libertà e di ricerca di se stessi. Una “moda” di sinistra che invece si era rivelata la più tragica e funesta delle pratiche, facendo stragi in Italia sotto l’occhio distratto dello Stato. Come del resto accade anche oggi anche grazie a una cultura antiproibizionista e stupidamente libertaria. Accade così che la comunità di San Patrignano, difesa, protetta e sostenuta da sempre dalla destra italiana, a distanza di anni dalla morte del suo fondatore Vincenzo Muccioli, oggi si ritrovi nuovamente sul banco degli imputati per effetto del docu-film di Netflix “SanPa”, da qualche giorno sugli schermi.

San Patrignano si dissocia dal film di Netflix

La reazione della comunità di recupero dalle tossicodipendenze è durissima. ”La comunità San Patrignano si dissocia completamente dalla docu-serie messa in onda da Netflix. Il racconto che emerge è sommario e parziale, con una narrazione che si focalizza in prevalenza sulle testimonianze di detrattori, per di più, qualcuno con trascorsi di tipo giudiziario in cause civili e penali conclusesi con sentenze favorevoli alla Comunità stessa, senza che venga evidenziata allo spettatore in modo chiaro la natura di codeste fonti”. Così in una nota la Comunità di San Patrignano.

I timori di una strumentalizzazione del tema della droga

Da San Patrignano, diventata negli anni un’azienda agricola e turistica e di volontariato in grado di stare da sola sul mercato, si respingono al mittente le accuse dei documentaristi. ”Avevamo espresso fin dall’inizio la preoccupazione per gli effetti che un prodotto televisivo di ricostruzione delle vicende trascorse all’interno della comunità, se non ricostruite e presentate in maniera equilibrata e adeguatamente contestualizzate, poteva avere sulla odierna realtà di San Patrignano, con i suoi oltre 1000 ospiti. Purtroppo, ci troviamo a constatare che i timori erano assolutamente fondati”.

”Siamo molto preoccupati per gli effetti negativi e destabilizzanti che potrebbero ricadere sull’oneroso lavoro di recupero, reinserimento e prevenzione, ai quali la comunità San Patrignano è con dedizione da decenni impegnata. Le spettacolarizzazioni, drammatizzazioni e semplificazioni presenti in un prodotto chiaramente costruito per scopi di intrattenimento commerciale, più che di seria ricostruzione documentaria che rispetti i canoni di oggettività per essere chiamata tale, potrebbero altresì colpire le purtroppo numerosissime persone e le loro famiglie che affrontano il grave problema della tossicodipendenza, oggi ancora emergenza nazionale. Persone alle quali San Patrignano ha sempre aperto le proprie porte e accolto gratuitamente in un programma terapeutico basato su principi e metodi molto distanti da quelli descritti nella docu-serie, come dimostrato da diversi studi indipendenti di prestigiosi atenei sia nazionali che internazionali”.

Il mito di Vicenzo Muccioli per la destra italiana

Vincenzo Muccioli, per la destra italiana, è stato da sempre considerato un eroe, come in più occasioni ha avuto modo di sostenere Maurizio Gasparri, che considera San Patrignano un esempio per l’Italia ed il mondo, ma il sostegno alla comunità non è mai mancato in questi anni anche da tutto il centrodestra. Nel 2016, in occasione del ventennale della morte del fondatore di San Patrignano, Fratelli d’Italia chiese l’intitolazione di una strada in ogni città per Vincenzo Muccioli. 

“Proseguirne l’impegno è un modo per contribuire a tenere viva la memoria di Muccioli, un uomo che in vita è stato spesso osteggiato per motivi ideologici», ha spiegato la presidente di FdI, Giorgia Meloni.

Vincenzo Muccioli si era dovuto confrontare in passato con la giustizia, anche sotto il peso di campagne denigratorie della sinistra, ma ne era uscito sempre indenne, compreso dal processo per la morte di Roberto Maranzano, il giovane palermitano ospite di San Patrignano ucciso da Alfio Russo il 5 maggio ’89, capo della macelleria della comunità riminese.

I suoi metodi e la sua eredità è stata portata avanti dal figlio, Andrea Muccioli. Oggi, il documentario “Sanpa”, riapre una polemica vecchia e superata dagli eventi: il salvataggio, ancora oggi, di tanti ragazzi italiani in ostaggio delle droghe.

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