Obama, l’ipocrita buonista e politically correct: non mi pento di aver dato l’ordine di uccidere

sabato 30 Gennaio 16:12 - di Paolo Lami

Obama, il democratico Obama, il campione del politically correct e del buonismo un tanto al chilo, non si pente di aver dato l’ordine di uccidere quando era presidente.

Dare l’ordine di uccidere “rientrava nel suo lavoro” di presidente degli Stati Uniti. E, dunque, Barack Obama non si pente di averlo fatto per l’operazione che ha portato alla morte del terrorista Osama bin Laden.

In un’intervista sul suo libro “A promised land“, “Una terra promessa”, l’ex-presidente difende il fatto che negli anni in cui è stato alla Casa Bianca si è trovato a dover dare l’ordine di uccidere. Non solo Osama bin Laden, però.

“Non mi pento per esempio di averlo dato per l’operazione che portò alla morte di Osama bin Laden perché stava preparando l’assassinio di persone innocenti, cosa che aveva fatto già in precedenza”, ha detto ancora Obama intervistato dall’emittente spagnola Cadena Ser.

Ma se per l’operazione contro il capo terrorista il ragionamento di Obama è comprensibile, per le cosiddette “guerre necessarie” – una giravolta dialettica nella quale la sinistra è maestra – la questione si fa spinosa. E mette in evidenza tutte le imbarazzanti contraddizioni dei dem – ma anche della sinistra italiana – chiamati a riflettere sul fatto che Obama, come altri suoi predecessori democratici, ha scatenato guerre sanguinose in giro per il mondo. E Trump, invece, neanche una durante tutto il suo mandato caratterizzato, piuttosto, da una notevole capacità diplomatica in politica estera tale da riuscire ad ottenere il massimo perfino dall’irritante presidente nordcoreano Kim Jong-un senza neanche far versare una goccia di sangue all’America.

Obama il conformista, dunque, si appiglia al concetto ipocrita di guerra “necessaria”, come quella in Afghanistan, contrapponendola a guerre non necessarie, come l’invasione dell’Iraq.

“Credo che andare in Afghanistan ed attaccare i talebani ed al Qaeda dopo l’11 settembre fosse necessario”, ha detto. Aggiungendo però, subito dopo, che “anche le guerre necessarie comprendono cose terribili e questo è qualcosa che mi pesa sulla coscienza, e deve essere così”. Insomma ipocrisia su ipocrisia.

L’ex-inquilino della Casa Bianca fa riferimento alle sollecitazioni e alle critiche che si sono addensate sulla sua testa negli anni e che venivano dagli ambienti liberal e pacifisti, definendole idealisti: “altri che erano più a sinistra, che erano più progressisti dicevano che quello che dovevo fare era smantellare il complesso militare industriale. Ma io gli rispondevo che questo era il mondo che mi sarebbe piaciuto avere, senza la necessità di operazioni militari di questo tipo”, ha cercato di sostenere Obama. Siamo sempre lì, nel pantano fangoso delle contraddizioni della sinistra.

“Ma quello che è certo è che se tuo figlio era su un aereo colpito da un attentato e scopri che il tuo governo avrebbe potuto evitarlo, qualsiasi sia la tua ideologia, tu avresti voluto che il tuo governo proteggesse tuo figlio“, ha concluso Obama.

L’ex-presidente dem ha fatto una riflessione anche sul suo successore così tanto bistrattato.
“Commettiamo un errore se pensiamo che Donald Trump sia un fenomeno unico: c’è Viktor Orbán in Ungheria, Recep Tayyip Erdogan in Turchia, Rodrigo Duterte nelle Filippine, Vladimir Putin in Russia e i partiti della destra che risorgono in tutta Europa“.

Obama torna sulle ragioni che hanno portato al successo Trump nel 2016.
“Le diseguaglianze, le forze del mercato che sono ogni giorno più potenti, i governi incapaci in molti casi di regolarle, tutto questo ha contribuito a creare paura, ansia, ha portato al nazionalismo“, sostiene Obama.
“Invocare il nazionalismo, la tribù, l’etnia, la religione, la politica dell’uomo forte, esercita attrazione quando la gente ha paura”, conclude l’ex-presidente Usa.

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