L’Ue stritola cittadini e imprenditori: ecco che cosa succede con le norme sugli scoperti bancari

venerdì 8 Gennaio 10:18 - di Giorgia Castelli
Ue

Ecco tutte le nuove batoste che ci arrivano dalla Ue. Carlo Fidanza, europarlamentare e responsabile Esteri di Fratelli d’Italia parla della nuova normativa europea sugli scoperti bancari. Intervistato dal Giornale, nella rubrica InsideOver, spiega che ha presentato diverse mozioni contro la nuova normativa in vigore dal 1 gennaio. Una normativa che dà ai clienti 90 giorni per rientrare da debito e situazioni di rischio. «Ho presentato interrogazioni urgenti alla Commissione contro queste normative dal 23 novembre fino agli ultimi giorni prima dell’entrata in vigore».

Ue, si scontrano diversi principi

E poi ancora: «Il 17 dicembre gli uffici del Parlamento Europeo hanno dovuto addirittura mandare un sollecito alla Commissione per rispondere a un’interrogazione su cui le autorità europee non sanno che pesci prendere. Si scontrano diversi principi. Da un lato l’autonomia della Bce e del mondo bancario europeo da cui deriva la regolamentazione, dall’altro la responsabilità politica in capo alla Commissione. I ritardi nella risposta segnalano un’incapacità nell’affrontare la questione, tra l’altro una delle poche precedenti all’era pre-Covid a non esser stata rinviata».

Fidanza: «Si va verso una stretta bancaria»

Fidanza spiega che con le nuove norme Ue si «va verso una stretta bancaria in una fase in cui le banche dovrebbero essere lasciate libere di mettere in circolo decine o centinaia di miliardi di euro sotto forma di sostegno a cittadini e imprese. La stretta creditizia rischia di stritolare i privati cittadini e gli imprenditori che dovrebbero essere i principali fruitori di politiche più espansive». La situazione non è per niente tranquilla. «Abbiamo qualche mese di placebo derivante dalla moratoria sui mutui e sui prestiti decisa a inizio pandemia e valida fino alla primavera».

Il credito deteriorato

L’esponente di FdI puntualizza: «Chi era in difficoltà per il Covid ha preso ristori e sostegni insignificanti. Chiaramente se qualsiasi sofferenza può potenzialmente trasformarsi rapidamente in credito deteriorato (Npl) in tempi brevi le banche dovranno fare maggiori accantonamenti a fronte degli Npl che la nuova normativa creerà. E di conseguenza ci saranno meno soldi a sostegno delle imprese e dei cittadini. La somma tra gli impatti sui singoli e quello sistemico sarà rilevante».

«Favorita la Germania»

Fidanza poi puntualizza che «venendo al merito dei provvedimenti, se da un lato il patto di stabilità è stato sospeso a beneficio di tutti i Paesi dall’altro la riforma e l’allentamento dei vincoli sugli aiuti di Stato hanno favorito la Germania. Berlino, avendo maggiore capacità fiscale, ha potuto iniettare nel mercato una massa di miliardi a sostegno delle sue imprese in crisi. Noi abbiamo garantito le briciole a settori come il turismo. La Germania ha speso circa due miliardi per un solo operatore, Tui. L’apertura degli aiuti di Stato è positiva, ma serve una proporzione per non favorire competitivamente chi ha maggiore spazio fiscale. Si è sposato un principio condiviso di superamento dell’austerità con il risultato di ampliare il solco tra i diversi Paesi».

Ue, i limiti del Recovery Fund italiano

«Il Recovery Fund – ha detto ancora Fidanza – divenuto oggetto di negoziazioni di potere che poco ne dovrebbero avere a spartire. Per come è stato impostato in Italia segnala la mancanza di un progetto per la nazione da parte dell’esecutivo. Pensiamo solo al fatto che la parte di prestiti del Recovery Fund è immaginato dal governo come sostituzione di debito. Capace di andare a finanziare progetti già avviati e in cantiere. Anziché andare a finanziarli con debito nazionale, si utilizzerebbe in questo caso il debito europeo. Un esempio di questo tipo di progetti è l’Alta Velocità Napoli-Bari. Anziché trovare più fondi col debito nazionale si usa il debito europeo come foglia di fico. La componente di novità è solo nei progetti finanziati coi contributi a fondo perduto».

«Non abbiamo una politica negazionista»

E infine: «Siamo consci che anche un governo di centrodestra da noi guidato dovrebbe necessariamente contare su solidi e fidati rapporti in Europa. Anzi, proprio l’autonomia e la forza della politica estera dell’ultimo governo di centrodestra, il Berlusconi IV, è alla base di numerose ipotesi sulla sua caduta. Non abbiamo affatto una politica isolazionista e miriamo a coltivare l’interesse nazionale laddove riteniamo che l’attuale classe dirigente di governo, subalterna alle logiche dell’asse franco tedesco, non abbia fatto abbastanza».

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