Virus inglese si può dire, cinese no. Perché tanto terrore? C’entra forse la trattativa sulla Brexit

lunedì 21 Dicembre 15:40 - di Riccardo Angelini

Ma tutto questo terrore per la “variante inglese” quando sappiamo che la scoperta della mutazione risale allo scorso settembre, cioè oltre due mesi fa, che senso ha? Alla larga da ogni forma di complottismo ma, come suggeriva il compianto Giulio Andreotti, a pensar male si fa peccato ma qualche volta ci si azzecca.

Giubilei: perché si può dire virus inglese e non virus cinese?

E dunque l’interrogativo retorico lo butta là Francesco Giubilei, editore e scrittore, sul suo profilo twitter. Ecco cosa scrive in riferimento al titolo di apertura di Repubblica sul virus inglese che è già in Italia: “Non si poteva chiamare “virus cinese” ma ora, nei giorni in cui si tratta l’accordo per la Brexit, si parla addirittura del “virus inglese”. Già, qualche domanda bisogna pur farsela. Dove sono tutti coloro che gridavano al razzismo quando si definiva il Covid virus cinese?

La trattativa sulla Brexit

Ma non è la sola domanda da porsi. A che punto sono le trattative per la Brexit? Riferisce il sito dell’Agi: “Restano in stallo i negoziati tra Unione europea e Regno Unito sull’accordo post-Brexit, dicono fonti europee.  Il capo negoziatore Ue Michel Barnier ha informato gli ambasciatori dei Ventisette che nelle discussioni tra le due delegazioni non sono stati registrati progressi sui tre temi chiave del negoziato, ovvero pesca, condizioni di concorrenza leale e futuro meccanismo di risoluzione delle controversie”. E allora chissà, magari la “variante inglese” può dare una mano a Bruxelles. Proprio in questa fase in cui l’interlocutore, cioè la Gran Bretagna, è isolata e trattata come l’appestata del Vecchio Continente.

E se in Italia diversi scienziati hanno già ridimensionato l’allarme, facendo notare che il virus è già mutato molte volte, a queste voci rassicuranti sia aggiunge quella del virologo capo dell’ospedale Charité di Berlino, Christian Drosten.

Il virologo tedesco: chi ha dimostrato che è più contagioso?

Intervenendo alla Deutschlandfunk Drosten ha intanto fatto presente che gli scienziati britannici devono attendere almeno una settimana per completare l’analisi preliminare dei dati e stabilire se i sospetti avanzati finora siano certezze. In secondo luogo, ha aggiunto, non è ancora dato sapere se la nuova variante sia “colpevole in assoluto” dell’aumento delle infezioni o se siano entrati invece in gioco meccanismi di trasmissione locale. Il virologo ha per finire contestato la certezza scientifica del dato secondo cui il ceppo sarebbe il 70% più contagioso dei precedenti. Secondo Drosten “improvvisamente si dà per assodato un valore – il 70% – e nessuno sa cosa significhi”.

Il parere della biologa Stefania Salmaso

Ma non basta. Stefania Salmaso, biologa dell’Iss, conferma su La7: “Se questa variante non inficia la produzione di anticorpi e non è più letale, non bisogna preoccuparsi. Il virus muta passando da persona a persona, non è mai lo stesso. Ogni volta che una persona si infetta nascono le varianti”.

Ricciardi profetizza: ci sarà aumento dei casi per colpa della variante inglese

E per finire, ciliegina sulla torta, il sempre pessimista Walter Ricciardi – consigliere del ministro della Salute Speranza –  profetizza: “Credo che nelle prossime settimane avremo un lieve aumento dei casi per tutto quello che abbiamo visto nelle strade” dello shopping natalizio, “e anche per la variante inglese” che fa aumentare la contagiosità “e che è già arrivata” anche in Italia “probabilmente da tempo”, e quindi ne vedremo a breve gli effetti. Quindi, se il Natale blindato non darà gli effetti sperati, già si sono trovati i colpevoli: i cittadini che hanno fatto regali e la variante inglese.

 

 

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