Meloni: “La destra è forza di governo. E in Europa non ci arrendiamo allo strapotere franco-tedesco”

28 Dic 2020 13:53 - di Sveva Ferri
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Non è vero che la destra italiana è antieuropeista, non è vero che è isolata e, soprattutto, non è vero che esiste “vita solo nell’attuale equilibrio”. In una lunga lettera al Corriere della Sera, Giorgia Meloni replica punto per punto all’articolo di ieri di Angelo Panebianco dal titolo “La destra accetti l’Europa”. Andando al cuore della questione: la destra è forza di governo e gli sforzi degli apparati europei e italiani per negarlo non cambieranno questa realtà.

I consigli (non richiesti) di Panebianco

Nel suo articolo Panebianco ha sostanzialmente descritto la destra italiana come antieuropeista e depositaria di un malinteso patriottismo, che si fa caricatura nel sovranismo. “In breve – ha commentato Meloni – saremmo degli ‘impresentabili’ che, se governassero l’Italia, la porrebbero ai margini dell’Unione europea. Da qui il consiglio ad allearci ‘con coloro che più contano in Europa’. Il che immagino significhi – ha aggiunto la leader di FdI – con Merkel, Macron, Ppe e Pse“.

Una teoria rassicurante per la sinistra italiana

Dunque, per Meloni è evidente che “il messaggio, semplice, è che fuori da questo perimetro non sia possibile esprimere un governo in Italia”. Quella di Panebianco non è una tesi nuova e, anzi, “viene sostenuta con sempre maggiore insistenza, in modo sofisticato”, come la stessa firma del Corsera, o “in modo più grezzo come fatto da De Benedetti, il quale ha candidamente affermato in tv che ‘l’Europa non consentirà un governo di destra’, o in modo strumentale, come hanno fatto Nicola Zingaretti e diversi esponenti di maggioranza sostenendo che con la destra al governo non sarebbero arrivate le risorse del Recovery fund”. “Certamente – ha commentato Meloni – si tratta di una teoria rassicurante per la sinistra italiana in costante crisi di identità e di consenso, ma rimane molto distante dalla realtà dei fatti”.

Maggiore libertà col modello confederale

La leader di FdI, quindi, ha ricordato la sua elezione a presidente dei Conservatori europei. Soprattutto, però, Meloni ha sottolineato che “sostenere che esista vita solo nell’attuale equilibrio non è rispettoso nei confronti di milioni di europei che, pur considerando l’Europa una grande occasione, si identificano in una diversa visione politica circa la sua integrazione”. “Quella comunità politica – ha quindi ricordato la leader di FdI – si incontra proprio in questi giorni per ribadire la sua visione d’Europa basata su un modello confederale, alternativo al modello federalista, per una Ue che condivida le grandi sfide (politica estera, difesa, mercato comune) e lasci maggiore libertà nelle questioni più prossime alla vita quotidiana dei cittadini”.

FdI continua a lavorare per “l’Europa delle Patrie”

Si tratta, per altro, di un modo di intendere l’Europa che “ha avuto sempre pieno diritto di cittadinanza, ancor prima dei Trattati di Roma del 1957, e che noi ancora rivendichiamo. È il sogno di Charles De Gaulle, che parlava di una comunità di Stati liberi e sovrani. È l’Europa delle Patrie che la destra italiana ha sempre incarnato e che anche Fratelli d’Italia oggi interpreta”. Meloni quindi ha portato due esempi di cosa significhi “modello confederale nel concreto”. “La nostra Europa – ha chiarito – parlerebbe con una sola voce in Libia e avrebbe un unico piano di contrasto delle pandemie, quella che va di moda oggi non lo fa”.

“Chi sta tradendo lo spirito dei padri fondatori?”

“Chi sta onorando e chi tradendo lo spirito dei padri fondatori? Ciò che caratterizza Fratelli d’Italia non è certo un nazionalismo ostile nei confronti degli altri Stati europei, come si prova a raccontare. Denunciamo, da patrioti, un assetto europeo incentrato oramai sullo strapotere di un asse franco-tedesco che sta progressivamente minando la coesione tra gli Stati europei e penalizzando in particolare l’Italia”. “È da veri europeisti accettare in silenzio” questo squilibrio che mina l’Europa stessa, il rapporto tra i suoi Stati membri e quello con gli alleati?, ha chiesto quindi Meloni.

Meloni: “Un’altra Europa è possibile. E FdI non è sola”

“Come cambiano le cose, direttore. Ricordo che un socialista come Mitterrand e un popolare come Andreotti erano fortemente contrari alla riunificazione tedesca, dicendo che la Germania unita sarebbe stata troppo potente e avrebbe destabilizzato l’Europa. Noi a destra, invece, festeggiavamo la caduta del Muro di Berlino. Oggi gli ‘europeisti’ non reputano più un problema lo strapotere tedesco, anche se è la principale causa della Brexit e delle tensioni all’interno della Ue. Noi, oggi come trent’anni fa, continuiamo invece a sostenere che l’unica Unione possibile tra i popoli europei sia quella basata su equilibri rispettosi degli Stati membri, nella consapevolezza di una identità comune che è anche destino comune. Per quella Europa, per il suo futuro – ha concluso Meloni – continueremo a batterci. E in Europa non siamo soli”.

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