Mario Monti, legnata a Conte: “Non è chiaro che visione hai dell’Italia”

mercoledì 30 Dicembre 15:51 - di Adriana De Conto
Monti Conte

“Dopo due governi, non a tutti è chiara la visione che Conte ha dell’Italia”. Parole quelle di Mario Monti rilasciate al  “Corriere della Sera”, che entrano nella carne viva di un esecutivo in piena crisi.  Se anche il senatore a vita ed ex premier, uomo dell’establishment,  prende le distanze da Conte, è una notizia. Nelle vesti di consigliere, l’ex primo ministro mai votato dagli italiani discetta sulle  voci della nascita di un possibile  partito del premier . “Non so se questa ipotesi sia nella sua mente, né se sia in sé ragionevole. Certo la rendono ‘ragionevole’ di fatto tutti quei politici e commentatori che su di essa appunto ragionano, con un misto di curiosità morbosa e di consigli non richiesti”. Sibillino ma chiaro.

Monti molla Conte

Insomma, l’idea di un partito personale del premier, Monti la considera “non ragionevole”, in buona sostanza.  E gli ricorda la sua esperienza. Conte dovrebbe toccare ferro, a questo punto. Monti infatti fece il grande passo, passando da Palazzo Chigi a Scelta Civica. Con i risultati modestissimi che tutti ricordiamo.  “Al massimo – afferma l’ex inquilino di Palazzo Chigi – potrei raccontargli in che modo giunsi a prendere una decisione su un tema simile a quello che forse lui stesso sta rimuginando”.  Quindi l’ex premier lacrime e sangue afferma: “Nei panni di Conte, mi porrei due domande. Prima mi chiederei qual è il mio obiettivo: come vorrei che l’Italia evolvesse nei prossimi cinque o dieci anni?”.

Monti a Conte: “Io avevo una visione, tu no”

La mia visione per l’Italia era nota da tempo -ricorda Monti al Corriere – prima di essere chiamato al governo”. Già, ci vengono i brividi a ricordare questi tempi. Una visione di cui facciamo volentieri a meno. Ma peggio è non averne una. E qui arriva la legnata: “Quella di Conte, dopo due governi, non a tutti risulta ben chiara; ma se creasse un partito questo chiarimento sarebbe ineludibile. Poi mi interrogherei sullo strumento migliore – prosegue Monti facendo una lunga in interrogativa indiretta -.  In che modo io Giuseppe Conte, che sono diventato premier un po’ per caso; ma che in due anni e mezzo ho accumulato grande esperienza nazionale e internazionale; potrei contribuire al meglio a questo cambiamento dell’Italia?”. Monti propone quattro scenari possibili a questo quesito  che Conte potrebbe prendere in considerazione .  “Costituendo un mio partito? Prendendo il controllo del partito che mi ha espresso come premier? Guidando una coalizione alle elezioni? O eventualmente, se ne ricorressero le circostanze, come presidente della Repubblica?”.

Il dilemma di Conte: “Il bene del Paese o…?”

Monti salta  con i piedi sul piatto. Non male per uno che aveva plaudito alla nascita del governo giallorosso. E che aveva paventato una guerra in Europa se l’Italia fosse finita in mano ai sovranisti. Conte ora è è a un bivio cruciale, sentenzia: “ Nel caso di Conte suonerebbe così: se la mia autovalutazione mi portasse a concludere che il contributo più efficace all’interesse generale dell’Italia potrei darlo da una posizione che magari non è la più prestigiosa sul piano personale, che cosa devo fare? Seguo la mia coscienza e vado nella direzione che concretamente può giovare di più al mio Paese? O mi propongo la maggiore soddisfazione personale?”.  Una sorta di aut aut. “Non so cosa la coscienza suggerirà a Conte. Nel caso dovesse spingerlo verso quello che egli riterrà l’interesse del Paese a scapito del suo potere e della sua visibilità, gli consiglierei questo sì: di essere pronto a subire molte critiche. Anche da parte di chi ha più volte criticato in lui l’esercizio personalistico del potere”.

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