Odio sdoganato?
“Israeliani non benvenuti”, sul cartello antisemita in vetrina a Milano la Procura archivia tutto. È polemica: licenza di discriminare
Un Pm del Tribunale di Milano ha archiviato la denuncia del consigliere comunale milanese, Daniele Nahum, nei confronti del titolare di una merceria di Via Statuto, che aveva esposto un cartello con la scritta «Israeliani sionisti non sono benvenuti qui». Ergo: per la procura meneghina affiggere nella vetrina di un negozio una insegna antisemita non merita un processo. Eppure, il fatto che la denuncia presentata dal consigliere comunale sia finita in un nulla di fatto giudiziario ha immediatamente riacceso le polemiche sulla sicurezza e sul clima d’odio che serpeggerebbe in città.
Milano, la denuncia sul cartello antisemita in vetrina: il Pm chiede l’archiviazione
La decisione dei magistrati ha sollevato l’indignazione di Riccardo De Corato, deputato di Fratelli d’Italia e figura storica della destra milanese. «Leggo che la Procura di Milano ha richiesto l’archiviazione per la vicenda del cartello esposto un anno fa circa fuori da un negozio del centro cittadino che diceva “Israeliani sionisti non sono benvenuti qui”. Trovo tutto ciò assurdo perché Milano è già la città più antisemita d’Italia. Quindi, certe gravi situazioni come questa nello specifico, invece di essere archiviate o “gettate nel nulla” andrebbero affrontate al fine di trovare soluzioni».
Denuncia sul cartello antisemita: caso archiviato. Un pericoloso precedente?
Secondo l’esponente di FdI, dunque, archiviare episodi di questo genere significa legittimare un clima di accanimento pericoloso verso il popolo israeliano e la comunità ebraica locale. Creando, nelle more, un pericoloso precedente. Derubricare il fatto di Via Statuto pone in effetti un interrogativo inquietante sul confine tra libertà d’espressione e discriminazione. E mentre le piazze continuano a surriscaldarsi con slogan pro-Pal che spesso sfociano nell’antisemitismo esplicito, il segnale che arriva dal Tribunale rischia di essere interpretato come una “licenza di esclusione” su base ideologica.
Nel senso che, se escludere esplicitamente cittadini israeliani da un esercizio commerciale non costituisce reato, il timore paventato da De Corato è che Milano scivoli sempre più verso un isolazionismo intollerante, dove il “non benvenuto” rischia di diventare la norma, accettata dal diritto.
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