Covid, Marsilio: «Basta metodo sovietico. Mentre giochiamo con i colori la situazione peggiora»

lunedì 9 Novembre 12:56 - di Bianca Conte
Covid Marsilio

Covid, Marsilio sferza il governo: «Mentre giochiamo con i colori ma la situazione peggiora». Il governatore dell’Abruzzo, che l’ultima riunione dell’esecutivo potrebbe inserire tra le nuove regioni a rischio “cambio di fascia”, non ci sta. E ammonisce l’esecutivo sul possibile peggioramento della già grave situazione epidemiologica.

Covid, Marsilio: «Mentre si gioca coi colori si peggiora»

«Noi giochiamo con i colori e intanto la situazione peggiora», dichiara il governatore Marco Marsilio in un’intervista al Corriere della sera. Poi, a stretto giro, aggiunge anche: «La seconda ondata del Covid mi sembra più forte della prima. I pazienti sono meno gravi, ma aumentano a dismisura. In Abruzzo adesso contiamo circa 500 positivi e 30 ricoverati al giorno. Quando arriverà pure l’influenza sarà un’iradiddio». Non solo. Soffermandosi su pandemia e misure del governo, il presidente della Regione Abruzzo chiarisce che, al di là del fatto che la sua regione possa diventare zona rossa, il suo problema vero, adesso, «è creare il più possibile posti letto Covid».

Covid, Marsilio: «Basta andare avanti col metodo sovietico»

«La delega del commissario Arcuri, però, c’è arrivata solo 30 giorni fa – racconta l’ex senatore di FdI Marsilio –. Mentre tutto si poteva fare quest’estate. Quando le terapie intensive erano vuote e negli ospedali si poteva lavorare in pace agli ampliamenti. Invece in Italia quest’estate si parlava solo di discoteche. Il governo avrebbe dovuto darci subito a maggio, quando fece il decreto per l’emergenza, i soldi per operare. Io, quest’ estate, con i fondi della Protezione civile ho creato 150 posti letto anti-Covid a Pescara. Ed è grazie a quelli che finora ci stiamo salvando. Invece qui si va avanti col metodo sovietico – denuncia il governatore dell’Abruzzo –. Con quest’ossessione burocratica di voler pianificare sempre tutto. Riunioni su riunioni, ministri e scienziati. Ma le pianificazioni quinquennali si facevano in Urss. E s’è visto com’è andata a finire: l’Unione Sovietica è fallita».

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