Ippolito (Spallanzani): aumentano i ricoveri in terapia intensiva. Un positivo ne contagia venti

giovedì 1 Ottobre 11:17 - di Prisca Righetti
Giuseppe Ippolito direttore scientifico dello Spallanzani foto Ansa

Covid, la recrudescenza aggressiva del virus è una realtà non opinabile. Lo conferma, una volta di più, il direttore scientifico dello Spallanzani, Giuseppe Ippolito, che a riguardo dichiara: «L’emergenza esiste: aumentano i ricoveri in terapia intensiva. Basta 1 positivo per contagiarne 20». Quindi aggiunge anche: «I dati quotidiani della pandemia di Covid-19, in aumento in queste settimane, vanno interpretati “con molta attenzione”. In primo luogo perché questi sono i positivi che noi abbiamo trovato grazie a un grande impegno dello Stato a fare tanti tamponi. Ma – insiste – il dato più preoccupante è l’aumento dei pazienti ricoverati con sintomi progressivi e l’aumento dei pazienti in terapia intensiva».

Emergenza Covid, Ippolito: aumentano i ricoveri

Dunque, il direttore scientifico dell’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, non ha dubbi sulla serietà del momento epidemico. E intervenuto ad Agorà su Rai 3 lo dice a chiare lettere. «Sicuramente l’indicatore del numero di ricoverati con sintomi, più o meno gravi. E il numero dei pazienti in terapia intensiva – ha sottolineato Ippolito – è segno che il virus continua a circolare. Trovando persone che, per condizioni personali, per malattie pregresse, per età, sono più suscettibili a una forma più grave. Una modalità e una carica virale che può purtroppo rivelarsi anche mortale», ha ricordato l’esperto.

Siamo ancora sotto l’effetto “rientro dalle vacanze”

Non solo. Entrando nel merito della situazione, Ippolito spiega anche modalità, tempistiche ed esiti del nuovo corso dell’infezione. «Per la diffusione del contagio da coronavirus Sars-CoV-2 – ha sottolineato il professore ad Agorà– il rischio oggi è al Sud, perché si è spostato il modello di circolazione. E poi perché abbiamo ancora una coda di effetto vacanze». Oltre al dato “rientro” poi, Ippolito ha rimarcato anche quelli che sono i rischi legati alle feste: comprese quelle del post vittoria sportiva.

Occhio alle feste nel dopo-partita

«Basta una persona per fare 20 nuovi contagi – ha ammonito –. Noi abbiamo ormai molta esperienza. Le persone contagiate porteranno il virus nel naso, probabilmente non avranno conseguenze. Ma il virus rimarrà lì quando il contagiato prenderà freddo perché ha lasciato la finestra aperta. Starnutirà dentro casa e potrà trasmettere il virus ad altri. Un modello di prudenza individuale diventa un modello di prudenza collettiva e doverosa», ha quindi concluso Ippolito invitando alla prudenza e all’attenzione.

Occorre ridurre i tempi delle risposte dei tamponi

E ancora: sul fronte dei tamponi, commenta soddisfatto Ippolito, «il lavoro che è stato fatto in Italia è veramente un grande lavoro. Tutto il mondo si lamenta dei tempi della restituzione della risposta, noi speriamo di ridurre ancora questo tempo». Uno sforzo, sottolinea l’esperto, di cui «va dato atto alle autorità territoriali italiane di aver compiuto efficacemente sul fronte dell’applicazione delle raccomandazioni nazionali sul territorio. C’è un modello diffuso di identificazione dei contagi. Quello che è più difficile è cercare di ridurre il tempo delle risposte dei tamponi. Che è un argomento organizzativo, logistico. C’è chi lo fa, il laboratorio che lo registra, l’Asl che dà la risposta»…

«L’emergenza esiste. Anche sul fronte della riforma sanitaria»

«Se noi pensiamo all’emergenza dei morti, alle bare di Bergamo, possiamo dire che l’emergenza è finita. Se pensiamo all’organizzazione che bisogna mettere in atto, al modo di mantenere il dialogo stretto e controllato tra lo Stato e le Regioni. Alla possibilità di adottare rapidamente ordinanze. Di modificare percorsi e procedure, solo lo stato di emergenza permette di fare questo. Poi si può chiamare come si vuole. Ma l’emergenza esiste». E accanto all’emergenza sanitaria – che significa rimodellare l’assistenza, significa anche riorganizzare gli ospedali – dobbiamo ridefinire il modello assistenziale e quali sono le priorità. Per questo ci vuole una vera riforma sanitaria».

 

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