Migranti, tocca solo a noi: il governo s’inchina ai no di Francia, Germania e Malta. La Alan Kurdi va in Sardegna

giovedì 24 Settembre 12:39 - di Lorenza Mariani
Migranti, la Alan Kurdi fa rotta verso la Sardegna foto Ansa

Migranti, tocca solo a noi: il governo s’inchina ai no di Francia, Germania e Malta. E la Alan Kurdi si dirige in Sardegna. Almeno con noi, la nave della Ong tedesca, con a bordo 125 persone, vira e fa rotta sulla nostra isola. La nave, in mare da giorni in cerca di un porto sicuro, punta verso Arbatax. Incassati i secchi e irremovibili no da almeno tre Paesi: Germania, Francia, Malta – irremovibili nel rimbalzarsi le responsabilità dello sbarco –  arriverà davanti al porto sardo. Da quanto appreso dalla Capitaneria di porto, e reso noto dal sito dell’Ansa, all’imbarcazione di migranti le autorità «hanno concesso un “punto di fonda” vicino all’Isolotto d’Ogliastra, per i prossimi 3/4 giorni». Almeno, spiega anche la stessa Ong su Twitter, per ripararsi dal maltempo in arrivo già da questa notte, con raffiche di maestrale anche a oltre 50 km/h.

Migranti, la Alan Kurdi va in Sardegna. I no di Francia, Germania e Malta

Finisce sempre nello stesso modo. Così come tutto è cominciato, ancora una volta, cinque giorni fa, tra il 19 e il 20 settembre, a largo della Libia. Dove la nave ha effettuato tre interventi di salvataggio per 133 migranti. Tra loro 62 minori. Subito dopo le operazioni di soccorso, conferma la stessa Sea Eye attraverso i suoi canali social, la Alan Kurdi ha contattato i Centri di coordinamento del soccorso marittimo di «Italia, Malta, Germania e Francia. Nonché il Ministero degli esteri tedesco», chiedendo un porto sicuro. Ma indovinate un po? «Nessuno di loro ha risposto». E allora: tutti in Italia.

Migranti, Alan Kurdi in Sardegna? Fin dall’inizio la Ong tedesca puntava all’Italia

Dove, come riferisce tra gli altri Il Giornale in queste ore, già nei giorni scorsi «la Guardia Costiera aveva respinto la nave, che premeva sui confini italiani a sud, su Lampedusa e la Sicilia». Suggerendo, in quel caso, di rivolgersi più opportunamente al proprio Stato di bandiera, cioè la Germania. Berlino fa orecchie da mercante e oppone un secco no alla richiesta. L’sos passa a quel punto alla Francia. Dunque ieri, la Alan Kurdi annuncia di voler puntare su Marsiglia. A quel punto la città d’oltralpe si dice disponibile. Il sindaco francese si dichiara pronto ad accogliere la nave e i suoi passeggeri nel porto cittadino. Tutto a posto? Neanche per sogno. Alla notizia dell’ospitalità marsigliese Parigi va su tutte le furie.

Marsiglia vuole accogliere la Alan Kurdi

E scarica problema e responsabilità della vicenda al partner italiano, sostenendo anche: «Da due anni siamo sempre al fianco dell’Italia nel meccanismo di solidarietà per la gestione degli sbarchi. Le chiediamo quindi di rispondere favorevolmente alla richiesta formulata dall’Ong di attraccare nel porto sicuro più vicino». Neanche il tempo di farselo ripetere una seconda volta, che Roma raccoglie il testimone scagliatole con forza dalla Francia. Paese che ha ostinatamente declinato l’invito della sua Marsiglia e del suo sindaco. Uno slancio, peraltro, che non ha esaltato neppure la Ong che, all’ospitalità marsigliese, guarda caso, ha preferito il forzato invito di Roma. Del resto, che il Belpaese fosse la prima scelta di migranti e Ong si intuiva chiaramente già nei giorni scorsi, con la nave determinata a puntare su Lampedusa…

Ma Parigi fa la voce grossa e impone la responsabilità a Roma

Non solo. Saltato l’appuntamento con la Sicilia, come riferisce lo stesso quotidiano diretto da Sallusti, «fin dal principio la nave viaggiava in direzione della Sardegna. E infatti, nel comunicato in cui annunciava di far rotta verso Marsiglia, Sea Eye dichiarava che: “Mentre passeremo molti porti al largo della Sardegna, al largo della Corsica e al largo del sud della Francia, saremo in grado di chiedere sostegno ovunque”». Ma, conclude Il Giornale, «nello stesso comunicato, la Ong invocava il sostegno della Francia mentre Parigi intimava a Roma di farsi carico della Alan Kurdi». Ancora una volta, insomma, quelli chiamati a inginocchiarsi al diktat dell’apertura dei porti siamo noi…

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