“Pronti a chiedere fondi per il Covid”. Sgominato giro di riciclaggio da 130 milioni

lunedì 27 luglio 14:13 - di Penelope Corrado

Dodici persone arrestate per un giro di riciclaggio da 130 milioni di euro. Altre 132 persone indagate per associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta, reati fiscali, riciclaggio e auto-riciclaggio. È il bilancio del blitz delle Fiamme gialle di Ancona di questa mattina.

Operazione  Background

Il provvedimento nasce dall’operazione Background partita nel 2017 sotto il coordinamento della Dda di Ancona e sviluppata dalle Fiamme Gialle che sono riuscite a ricondurre a sistema numerosi elementi acquisiti partendo da una segnalazione di carattere finanziario della Direzione Nazionale Antimafia assieme a preziosi elementi acquisiti nel corso di verifiche e controlli fiscali. L’operatività finanziaria segnalata era caratterizzata da un ingente flusso di denaro travasato da conti correnti bancari e/o postali riferibili a società di capitali su rapporti bancari e/o postali riconducibili a persone fisiche, titolari di ditte individuali, che provvedevano, contestualmente e per importi pari agli accrediti ricevuti, al prelievo in contanti.

Un riciclaggio che coinvolge 90 aziende italiane

Le indagini hanno consentito di acquisire concreti dell’esistenza di una associazione per delinquere radicata, almeno dal 2014, in tutta la Regione Marche, che ha gestito, di fatto, 90 aziende, tra società di capitali e imprese individuali, attraverso le quali sono state emesse fatture per operazioni inesistenti, per un ammontare complessivo di circa 130 milioni di euro a favore di clienti non solo nelle Marche ma anche nel Lazio, Veneto, Campania, Lombardia, Toscana, Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Abruzzo.

Era spuntato anche il business del Covid

Un network societario pensato, allestito e organizzato in maniera da garantire al sodalizio, che lo ha di fatto gestito, diverse forme di guadagno attraverso la commissione di reati che vanno dal riciclaggio all’auto-riciclaggio, dalla bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale, fino alla truffa ai danni dello Stato e a reati tributari. Si tratta di una organizzazione per delinquere che annovera, tra i suoi principali promotori, organizzatori ed esecutori, persone già note alla giustizia, uno dei quali più volte ‘indiziato’ di appartenere ad ambienti della malavita organizzata siciliana e campana. Lo schema delittuoso ha previsto l’utilizzo strumentale di società e ditte individuali, nel tempo sostituiti da nuovi, attraverso i quali emettere fatture per operazioni inesistenti a favore di soggetti terzi che, in questo modo, usufruiscono del duplice vantaggio costituito dalla possibilità di utilizzare costi fittizi per la determinazione del reddito d’impresa e del credito Iva, oltreché vedersi restituire il denaro pagato, a fronte delle fatture false ricevute, dopo che questo, attraverso un rodato sistema di transazioni bancarie, viene in ultimo prelevato in contanti dai titolari delle ditte individuali asserviti agli interessi dei membri dell’associazione.

L’organizzazione poteva inoltre contare di una consolidata base operativa anche all’estero dove venivano fatti confluire i profitti conseguiti. Tra i Paesi individuati, quasi tutti dell’Europa dell’Est ad eccezione del Delaware (Usa), l’Ungheria, la Repubblica Ceca, la Romania, la Slovacchia, la Bulgaria, la Lituania e la Moldavia. In alcune intercettazioni il dominus dell’associazione a delinquere ha evidenziato chiaramente l’intento di utilizzare le sue numerose società di comodo per avanzare richieste per usufruire delle agevolazioni e delle misure a sostegno dell’economia stanziate a seguito emergenza Covid-19 per centinaia di migliaia di euro, sfruttando i falsi volumi d’affari generati in passato da tali imprese.

I fondi incassati da queste ultime, a fronte dell’emissione di fatture per operazioni inesistenti, sono stati progressivamente distratti a favore di altre ditte individuali, intestate a prestanome, lasciando le stesse prive delle risorse economiche necessarie per assolvere gli obblighi tributari e, quindi, ‘abbandonate’ dopo essere state utilizzate per un ristretto arco temporale.

La somma distratta dalle società fallite ammonta a un totale di 15 milioni e mezzo di euro, mentre ammonta a 26 milioni di euro il denaro riciclato. Uno dei destinatari delle misure degli arresti domiciliari, disposti dal Gip di Ascoli Piceno, è un appartenente al Corpo, all’epoca dei fatti contestati in servizio a Fermo, che avrebbe rivelato a un indagato notizie sull’esistenza del procedimento penale in corso.

Contestualmente all’esecuzione delle predette misure cautelari personali, i Finanzieri sono impiegati nell’esecuzione di circa 80 perquisizioni al fine di acquisire ulteriori fonti di prova utili alle indagini.

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