M5S, c’è sete di vendetta. È resa dei conti: «Troppi sbagli, ci siamo appiattiti sulla sinistra»

mercoledì 13 maggio 9:45 - di Fabio Marinangeli
M5S

Nel M5S inizia la ribellione. Luigi Di Maio «è una figura scomoda, che qualcuno non ha mai digerito. E, anzi, ha sempre combattuto ma con scarsa, scarsissima trasparenza e ancor meno coraggio». Nelle ultime righe del comunicato con cui lo staff del ministro degli Esteri ha smentito un retroscena di Repubblica si evince come le tensioni che agitano il M5S sui contenuti dei provvedimenti per contrastare gli effetti sull’economia del Covid-19, riflettano fratture e malumori che, in qualche modo, si legano a lotte di potere interne.

M5S, l’ala di Di Maio fa rumore

Chi ha sbagliato paghi, questo il senso dei”ribelli”. Che non vogliono restare in silenzio. Prima il nodo Mes, che la stragrande maggioranza dei pentastellati, a partire dall’ex capo politico, considera indigeribile. Poi la questione della regolarizzazione dei migranti, altro tema che sta facendo fibrillare la maggioranza. L’ala del Movimento più sensibile alle sirene del “sovranismo” fa muro. Si oppone e tiene il punto. In molti vedono nel titolare della Farnesina il “direttore d’orchestra” di questo costante controcanto alle iniziative di Pd e Italia Viva.

Lo staff di “Giggino” smentisce ma…

Ma – come riporta l’Adnkronos – per lo staff di Di Maio si tratta di «falsità» create ad arte per «spaccare il M5S» e «riportare al centro dello scontro il ministro degli Esteri». È poi lo stesso reggente del Movimento, Vito Crimi (che su Mes e migranti è sulla stessa lunghezza d’onda del suo predecessore), a intervenire. Sottolinea che Di Maio non è mai intervenuto nella trattativa «per esprimere la sua posizione sul tema» delle regolarizzazioni. Ma che all’interno del M5S, negli ultimi tempi, sia cresciuta la richiesta, da parte di un nutrito gruppo di parlamentari, di un maggiore protagonismo di Di Maio non è più un mistero.

M5S, tensione alta per i rapporti con il Pd

«Non è una fronda, come qualcuno la definisce», dice un parlamentare dimaiano alla prima legislatura. «Ma è chiaro che non possiamo appiattirci sulla sinistra. È una componente che, di sicuro, in questo momento vuole pesarsi». Per il deputato Luigi Iovino, vicino al ministro degli Esteri e campano come lui, non occorre che Di Maio riconquisti lo scettro di capo politico. «Lui», afferma, «è già un leader e ai leader non servono dei ruoli predefiniti».

Punto cruciale, l’elezione del nuovo leader

Solo gli eventi dei prossimi mesi diranno se e quanta voglia avrà l’ex capo politico di ritornare in pista per riprendersi la leadership della creatura fondata da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. La partita per ora è congelata. L’elezione del nuovo leader, come stabilito dal comitato di garanzia M5S, dovrà tenersi entro la fine dell’anno. O «comunque prima se le circostanze dovessero consentirlo», si legge sul Blog delle Stelle in una nota del 24 aprile.

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