Coronavirus, l’idea di un parroco: “Comunione da asporto”. E porta le ostie casa per casa

venerdì 22 maggio 9:16 - di Fabio Marinangeli
Comunione da saporto

Ci sono messe ancora chiuse al popolo in via prudenziale. C’è chi ha pensato di portare ai fedeli un segno della comunità. E ha ideato la “Comunione da asporto”. L’iniziativa – tutt’altro che banale anche se può richiamare al cibo da asporto – arriva da don Giordano Goccini. È il parroco di Novellara, centro della bassa reggiana. Si trova nell’emergenza coronavirus e nell’impossibilità di riaprire le messe ai fedeli («se ne riparlerà il 31 maggio o il 7 giugno», dice), Manca la giusta serenità. Allora ha aguzzato l’ingegno per non limitarsi al semplice no.

“Comunione da asporto”, com’è nata l’idea

«Quando è uscito il Protocollo con le norme per riaprire le messe ai fedeli»,  racconta don Giordano all’Adnkronos, «mi sono confrontato coi miei collaboratori. Termoscanner, servizio d’ordine, plexiglas, mascherine, guanti. Tutto sacrosanto. Ma sono regole che stravolgono la messa. E allora ho pensato di aspettare ancora per prudenza».

Le decisioni del parroco

Se i fedeli non vanno a messa per una reale emergenza, arriva il parroco. Così don Giordano sta raccogliendo le richieste dei fedeli. Dopo aver celebrato la messa mattutina in solitaria, consacrerà il Corpo di Cristo. Lo sigillerà in un apposito contenitore sterilizzato e si metterà sulla bici. Andrà porta a porta. « la Comunione da asporto.

L’ostia di casa in casa

«Non siamo come i negozianti», chiarisce don Goccini, «che hanno chiuso e ora riaprono. La ‘bottega’ del Signore è sempre stata aperta. In queste settimane ha parlato tanto il Papa, i sacerdoti via streaming. Si è pregato tanto in famiglia. È mancato il segno dell’essere tutti comunità». Da qui l’idea di portare l’ostia di casa in casa. Il sacerdote si fermerà sul cancello e consegnerà la “Comunione da asporto” nell’apposito contenitore.

«Ci deve essere un rito adeguato»

«Non vorrei suonasse come una banalità», osserva don Giordano Goccini. «L’unico vero problema è che ci sia un rito adeguato, anche semplice, però adeguato. Non potendo entrare io nelle case perché farei il gioco del virus, posso lasciare la comunione ad una persona fidata che garantisca che fa un rito cristiano dove sentire la vicinanza della comunità, il pane eucaristico consacrato alla mattina in una messa».

Non solo la “Comunione da asporto”

In vista della riapertura delle messe al popolo, il sacerdote sta pensando ad organizzare, magari nei giorni feriali, messe nei giardini dei fedeli. «È importante la prossimità, il riavvicinamento tra di noi avverrà nella consapevolezza, deponendo diffidenze ma evitando ogni forma di assembramento», conclude don Goccini.

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