Hacker contro l’Inps? In un Paese normale sarebbero già saltate molte poltrone

giovedì 2 aprile 15:47 - di Maurizio Gasparri
inps hacker

Cinque minuti di data breach. Un attacco hacker. Un portale completamente in tilt. Cinque minuti in cui qualunque utente abbia avuto accesso al sito internet dell’Inps per compilare una domanda ha potuto vedere i dati personali di altri italiani. Nomi, numero di telefono e perfino coordinate bancarie. Non è la trama di un film di spionaggio. E’ quanto accaduto il primo giorno di presentazione delle richieste di bonus all’Istituto di previdenza. Sulla estrema gravità del fatto c’è poco da dire.

Hacker? E i tecnici dell’Inps che facevano?

In un Paese governato da gente seria già sarebbero saltate alcune poltrone, quella della dirigenza prima di tutti. E a Tridico, il presidente, non sarebbe concessa neanche la possibilità di provare a giustificarsi. Sarebbe stato cacciato in un attimo dopo il caos creato. Ma in Italia al governo ci sono i grillini e si concede a Tridico, da loro scelto solo in ossequio alla logica dello spoil system, di dire che anche nei giorni scorsi il sito dell’Inps è stato oggetto di hackeraggio. Se così fosse, gli strateghi dell’informatica di cui si è circondato che hanno fatto? Come hanno agito per impedire che informazioni sensibili di centinaia e centinaia di italiani venissero messe a repentaglio?

All’improvvisazione si aggiunge l’incapacità

Che ci sarebbe stato un assalto alla diligenza era più che prevedibile. Sono giorni che gli italiani si collegano invano al sito dell’istituto sperando di poter presentare le domande per congedi o bonus senza riuscire a portare a buon fine la richiesta. All’improvvisazione si aggiunge l’incapacità. Disfunzioni, disagi e violazione della privacy sono errori che gridano vendetta.

L’Inps ha risolto: prima i patronati e poi i comuni mortali

Superata questa fase di emergenza sarà indispensabile puntare un faro sulla gestione raffazzonata dell’Inps, a partire da chi si occupa della manutenzione del sito e in generale di tutto lo strategico settore dell’informatica. Ci si preoccupa tanto della privacy, ci bombardano di pin e password da cambiare in continuazione e poi bastano cinque minuti di connessione per permettere a chiunque di poter vedere i nostri dati. Ora pare che l’Inps abbia deciso un accesso al sito scaglionato. Prima i patronati e poi, dopo una certa ora, i cittadini comuni. Una vergogna nella vergogna che non può restare impunita.

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