Con la scusa del Covid si scarcerano i boss mafiosi più efferati. FdI furioso: il governo faccia chiarezza

mercoledì 22 Aprile 14:33 - di Redazione
scarcerazione dei boss mafiosi, interpellanza FdI, foto Ansa

I capimafia detenuti al regime di 41bis, che per legge non possono usufruire di pene alternative, stanno uno dopo l’altro lasciando il carcere con il pretesto dell’emergenza coronavirus. Una situazione che «desta sconcerto» per i deputati di Fratelli d’Italia Wanda Ferro, segretario della Commissione antimafia. Carolina Varchi, componente della Commissione Giustizia. Andrea Delmastro e Giovanni Donzelli, che hanno rivolto una interpellanza al presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte e al ministro della Giustizia Alfonso Bonafade. Chiedendo, tra l’altro, l’avvio di una ispezione.

Interrogazione di FdI contro la scarcerazione dei boss mafiosi

Nell’interrogazione si fa riferimento alla scarcerazione del capomafia di Palermo, Francesco Bonura, imputato del primo maxi-processo a Cosa nostra e condannato definitivamente per associazione mafiosa a 23 anni. Figura di spicco del mandamento dell’Uditore, Bonura è stato posto ai domiciliari. E potrà comunque uscire di casa per motivi di salute. Anche dei suoi familiari, e per «significative esigenze familiari». Già nelle settimane scorse, sempre per l’emergenza sanitaria, erano stati scarcerati il calabrese Rocco Filippone, detenuto in regime di alta sicurezza. Filippone, imputato con Giuseppe Graviano nel processo Ndrangheta Stragista. E Vincenzino Iannazzo, considerato il boss di una potente cosca della ‘ndrangheta di Lamezia Terme, e il boss dell’Uditore Pino Sansone, uno dei protagonisti di maggiore rilievo dell’ultima stagione della riorganizzazione di Cosa nostra.

«L’assurda situazione» nata da una circolare del Dap

«L’assurda situazione – spiegano i parlamentari di Fratelli d’Italia – nasce da una circolare del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (DAP). Una disposizione che invita tutti i direttori delle carceri a «comunicare con solerzia all’autorità giudiziaria, per eventuali determinazioni di competenza», il nominativo del detenuto. Suggerendo la scarcerazione. Se rientra fra le nove patologie indicate dai sanitari dell’amministrazione penitenziaria. Ed inoltre, tutti i detenuti che superano i 70 anni, compresi quelli che sono ristretti in regime di 41 bis e Alta sicurezza. La missiva del DAP risale al 21 marzo scorso, quattro giorni dopo la pubblicazione decreto Cura Italia, in cui sono previste alcune misure per scongiurare il rischio di contagio all’interno degli istituti penitenziari, tra cui la possibilità per i condannati per reati di minore gravità di scontare la pena detentiva non superiore a 18 mesi presso la propria abitazione».

E quel comunicato per sminuire la portata della circolare…

«Proprio nel giorno della scarcerazione di Bonura – proseguono Ferro, Varchi, Delmastro e Donzelli – lo stesso Dap ha diffuso un comunicato per sminuire la portata della sua circolare, definendola «un semplice monitoraggio con informazioni per i magistrati sul numero di detenuti in determinate condizioni di salute e di età. Comprensive delle eventuali relazioni inerenti la pericolosità dei soggetti». Ma il problema è che quel documento non fa alcuna distinzione fra i detenuti. Includendo, quindi, nell’elenco di detenuti con più di 70 anni e qualche patologia, anche i circa 71 boss in regime di 41 bis e nei reparti ad Alta sicurezza.

Dai corleonesi alla ‘ndrangheta, passando per la Nuova camorra organizzata

Il cosiddetto “carcere duro“, dove era detenuto Bonura. E dove sono ancora reclusi capimafia, boss di Cosa nostra, di ‘ndrangheta e di camorra, che adesso puntano ai domiciliari. Dal boss di Cosa Nostra Leoluca Bagarella, killer dei corleonesi e cognato di Totò Riina, al cassiere della mafia Pippo Calò, a Nitto Santapaola, l’inventore della Nuova camorra organizzata.  A Raffaele Cutolo, fino al capostipite della ‘ndrangheta, Umberto Bellocco».

I parlamentari FdI chiedono a governo e guardasigilli di fare chiarezza

I deputati di Fratelli d’Italia hanno chiesto quindi ai rappresentanti del governo quali urgenti iniziative ispettive intenda assumere in merito alla situazione di cui in premessa. E cosa preveda espressamente la circolare del 21 marzo del Dap, con particolare riferimento all’individuazione delle patologie ritenute incompatibili con il regime di detenzione. I parlamentari hanno quindi chiesto al premier e al guardasigilli se non ritengano che la circolare deroghi illegittimamente alle norme dell’ordinamento penitenziario. Norme che escludono, tra l’altro, i condannati per delitti di mafia dalla possibilità di scontare la pena detentiva ai domiciliari.

Commenti

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  • MARCELLO 24 Aprile 2020

    Ho sempre pensato che uno Stato serio mantiene sia le promesse che le minacce.
    Infliggere una pena (e farla scontare in modo completo) comporta il mantenimento di una minaccia. Davanti a situazioni impreviste, si devono trovare soluzioni che garantiscano la continuazione dello scontare la pena, con tutte le sue caratteristiche, compreso l’isolamento totale.

  • Antonio 23 Aprile 2020

    Se succede una cosa del genere si permette alla criminalità organizzata di riorganizzarsi nel miglior dei modi . inoltre si vanifica il lavoro d magistrati morti a causa loro per nn parlare del grande lavoro fatto dalle forze dell’ordine e dei costi sostenuti dai contribuenti x avere una società migliore..ma è normale vanificare tutto ciò

  • federico 23 Aprile 2020

    i sinistri hanno dato per 30 anni del mafioso a Berlusconi, noi possiamo evidenziare che questo governo fa innanzi tutto gli interessi di mafia, camorra &c?

  • eddie.adofol 23 Aprile 2020

    Come volevasi dimostrare abbiamo capito chi sono i mafiosi e chi li difende DEMOCRISTIANI/COMUNISTI/DEMOCRATICI/LEUL/ —–ALTRO CHE RIVOLUZIONE QUI CI VUOLE LA BOMBA ATOMICA

  • tommaso bisi griffini 22 Aprile 2020

    pena di morte !

  • Adelio Bevagna 22 Aprile 2020

    scaldapoltrone incompetenti.