Ostia, svolta nell’omicidio di Diabolik. Arrestati Salvatore Casamonica e un’avvocatessa

venerdì 14 Febbraio 13:58 - di Redazione
casamonica

Ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Salvatore Casamonica e di un avvocato del Foro di Roma, Lucia Gargano, sottoposta agli arresti domiciliari. Il primo è un esponente apicale clan Casamonica. Attualmente sottoposto al regime detentivo speciale di cui all’articolo 41-bis. Entrambi sono indagati per il reato di concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso.

Ostia, in manette Salvatore Casamonica

«Salvatore Casamonica e Lucia Gargano ricoprivano il ruolo di plenipotenziari del clan Spada. Con lo scopo  di porre fine agli atti intimidatori nei confronti del sodalizio. Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, l’ultrà laziale ucciso il 7 agosto scorso al Parco degli Acquedotti a Roma, invece, rappresentava gli interessi del gruppo capeggiato da Esposito. Detto Barboncino».  Lo scrive il gip Corrado Cappiello nell’ordinanza cautelare. L’avvocato «svolgeva il ruolo fondamentale di trait d’union tra Carmine Spada  e Fabrizio Piscitelli. Che non potevano incontrarsi perché il primo era sottoposto ad obbligo di dimora nel comune di Roma . E il secondo era sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno a Grottaferrata».

Il ruolo di Diabolik nella “pax mafiosa”

Monitorando il territorio,  i finanzieri hanno intercettato, in presa diretta, Salvatore Casamonica e “Diabolik”. I due concordavano la “pax mafiosa” tra il clan Spada e l’organizzazione che fa capo a Barboncino. Per siglare  l’accordo i due  dicono “io e te ci stiamo mettendo in mezzo per fare da garanti eh!..”. Avevano però bisogno del supporto di un professionista  come trait d’union con libertà di movimento e possibilità di accesso alle aule di Tribunale e nelle carceri.

“Mo riaresteranno pure il mio povero Diabolik!…”’. Così parlava intercettata l’avvocato Gargano. L’intercettazione è contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip  dopo le indagini. L’avvocato, parlando con un uomo, non identificato,  «rappresentava il possibile arresto di Piscitelli. In relazione alla cessione di un chilo di cocaina. E paventava il timore di subire la stessa sorte. “Secondo te mi arrestano? … sicuro mi indagano”.

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