Il caso Crespi diventa un libro: il calvario giudiziario del regista come un film da incubo…

venerdì 28 febbraio 15:34 - di Redazione
Il regista Ambrogio Crespi foto Ansa

Un libo di Marco Del Freo, Il caso Crespi, presentato nella rubrica di lettura condotta per il Tg5 da Carlo Gallucci, ripropone la vicenda del regista ribattezzato all’epoca del suo calvario giudiziario il nuovo Tortora. Un uomo, un professionista, dobbiamo ricordare, a cui andò la solidarietà bipartisan per un processo punteggiato da fragili prove, molte incertezza e tanti dubbi. Un caso giudiziario che vide il cineasta condannato in primo grado a 12 anni, pena poi ridotta in appello a 6 anni, per voto di scambio e rapporti con l’andrangheta, la mafia calabrese. Del Freo, un giornalista, sulla complicata trama processuale, e sulla base dell’analisi dei documenti, sul caso costruisce un pamphlet.

Il libro di Marco Del Freo, “Il caso Crespi”

Sì, spiega l’autore del volume: «Perché io conoscevo Crespi. Quando è stato arrestato ero in America. Mi è sembrato il caso di approfondire tutta la vicenda perché mi è sempre risultato molto strano che lui potesse avere a che fare con l’andrengheta. Nel senso che è un personaggio talmente particolare. Molto deciso, con delle caratteristiche tali per cui non mi sembrava possibile che ci fosse spazio per lui all’interno di un’organizzazione mafiosa. Così, quanto sono tornato in Italia mi sono fatto dare tutti gli atti del processo. Le sentenze. Ho letto tutto molto attentamente e non ho trovato assolutamente niente». Intanto però, come rimarca il conduttore Mediaset intervistando Del Freo nella sua rubrica letteraria (link da Mediaset Play in apertura), Crespi ha scontato 200 giorni di carcere preventivo. Mentre è in calendario per maggio la pronuncia della Cassazione.

«Colpa di leggi scritte male e che si sovrappongono»…

La domanda, direbbe qualche altro giornalista, sorge spontanea: ma se nelle carte non c’è nulla, cosa lo ha coinvolto e gli ha nuociuto? A gallucci risponde Del Freo: «Credo gli abbia nuociuto il fatto che in Italia ci sono più leggi che si sovrappongono. E scritte anche in maniera un po’ curiosa… Io ho lavorato con 3 avvocati»… E i puntini sospensivi sembrano alludere al fatto che molto ancora non sia chiaro già a livello giuridico. E allora, l’autore del Caso Crespi, spiega: «Ci sono anche delle leggi scritte in maniera piuttosto curiosa. Tipo il fatto che una persona può essere accusata di voto di scambio anche solo se hai fatto una sorta di promessa di “altra utilità”. Ma cosa vuol dire? Crespi, per giunta, quando gli è stato chiesto da una persona che aveva conosciuto per altri motivi, una mano per una candidata che doveva essere eletta, lui per giunta ha risposto non posso. Non tempo. Non ho modo di poterti aiutare». Quindi?

La rivincita cinematografica di Ambrogio Crespi

Quindi, per fortuna intanto, dopo un estenuante iter giudiziario lungo anni, Ambrogio Crespi, regista di Terra Mia, non è un Paese per Santi. Cheha fatto dell’impegno civile la sua cifra stilistica. Il suo distintivo di riconoscimento autoriale e sociale. Si è cimentato con la sua ultima fatica d’autore, proprio in un docufilm che mette in scena la sfida di donne ed uomini della porta accanto contro la criminalità. La camorra e l’Ndrangheta. «Eroi silenziosi», come li ha definiti il regista. Protagonisti in divisa, rappresentanti dello Stato, ma anche semplici cittadini che hanno il coraggio di reagire. Uomini e donne che Crespi valorizza come artefici e messaggeri di un Paese migliore. E a cui il regista dedica impegno e premi. E, ancora una volta, Crespi ha riscosso il plauso della critica di settore. Una rivincita personale e culturale, che anche in questo caso, si è scontrato con la diffidenza. tanto che, come ricorderanno in molti, il suo lavoro è stato escluso dalla Mostra di Venezia…

 

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