La gaffe di Bonafede: “In carcere non vanno gli innocenti”. Ma i “risarciti” dallo Stato sono migliaia

venerdì 24 gennaio 12:27 - di Marta Lima

“Ministro, le ricordo che dal 1992 al 2018 27mila persone sono state risarcite dallo Stato perché sono finite in carcere da innocenti. Quindi gli innocenti finiscono in carcere”. La giornalista di Repubblica, Annalisa Cuzzocrea, ha citato come fonte il sito errorigiudiziari.com per smascherare la clamorosa gaffe del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, noto gaffeur. Il Guardasigilli,.ospite giovedì sera della trasmissione di La7 “Otto e Mezzo” , parlando della riforma della prescrizione in vigore da gennaio, che prevede il blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, il Guardasigilli ha risposto così a una sollecitazione della Cuzzocrea sugli “innocenti che finiscono in carcere”. Bonafede, incredibilmente le ha risposto così: (video) “Cosa c’entrano gli innocenti che finiscono in carcere? Gli innocenti non finiscono in carcere…”. Ah no? E via con le cifre dei non colpevoli risarciti dallo Stato, a sugellare l’ennesima gaffe del ministro della Giustizia.

La gaffe di Bonafede e il tentativo di recuperare

“Ci tengo a chiarire perché non voglio che ci siano strumentalizzazioni su un punto così delicato”. Così, in un lungo post su Facebook, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ha replicato alle polemiche sollevate da quella frase su innocenti e carcere.

“Nell’intervista di ieri sera, mentre si stava parlando di assoluzioni e condanne – spiega Bonafede -, ho specificato che gli ‘innocenti non vanno in carcere’. Mi riferivo evidentemente e ovviamente, in quel contesto, a coloro che vengono assolti (la cui innocenza è, per l’appunto, confermata dallo Stato). Ad ogni modo – si legge ancora -, la frase non poteva comunque destare equivoci. Perché subito dopo ho specificato a chiare lettere che sulle ipotesi (gravissime) di ingiusta detenzione, .sono il ministro che più di tutti ha attivato gli ispettori del ministero per andare a verificare i casi di ingiusta detenzione…”.

 

 

 

 

 

 

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