Addio a Giampaolo Pansa, icona della destra. Raccontò le violenze dei partigiani. Meloni: «Giornalista controcorrente»

lunedì 13 gennaio 10:58 - di Giorgia Castelli
Giampaolo Pansa

Addio a Giampaolo Pansa. Scrittore, polemista, commentatore, icona della destra. Firma dei più importanti quotidiani italiani, dalla Stampa, dove ottenne il suo primo contratto giornalistico, nel 1961, al Giorno, dal Corriere della Sera a Repubblica (di cui è stato vicedirettore) al Messaggero, dall’Espresso a Epoca a Panorama. Giampaolo Pansa, morto a Roma all’età di 84 anni, ha raccontato con acume la società e la politica italiana. Mettendo alla berlina i vizi della classe dirigente e soprattutto proponendo un punto di vista controcorrente, sempre in grado di stimolare il dibattito e la riflessione.

Giampaolo Pansa e i libri sui crimini dei partigiani

Basti pensare alle polemiche giornalistiche e storiografiche che hanno sempre accompagnato i suoi libri dedicati alla Resistenza, su tutti Il sangue dei vinti, il saggio del 2003 sui crimini dei partigiani compiuti dopo il 1945 che provocò uno choc culturale. E gli è costato da parte della sinistra l’accusa di revisionismo. E questo perché raccontò per la prima volta la storia e le piaghe degli sconfitti.

Maturò la passione per gli anni del Fascismo e della Resistenza fin dalla tesi di laurea. Pansa ha firmato numerosi saggi e romanzi storici.

Nel 2001 ha pubblicato Le notti dei fuochi, sulla guerra civile italiana combattuta tra il 1919 e il 1922. Ma anche I figli dell’Aquila, racconto della storia di un soldato volontario dell’esercito della Repubblica sociale italiana. Ha firmato poi il ciclo dei vinti, libri dedicati alle violenze compiute dai partigiani nei confronti di fascisti durante e dopo la seconda guerra mondiale: Il sangue dei vinti (vincitore del Premio Cimitile 2005), Sconosciuto 1945, La Grande Bugia e I vinti non dimenticano (2010).

Nel 2011 ha firmato Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri, in cui ritrae l’Italia degli umili tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX attraverso la storia dei propri nonni e genitori. Provocatore fino all’ultimo, tra i suoi libri più recenti l’autoritratto intitolato Quel fascista di Pansa e poi con un pamphlet su Salvini Ritratto irriverente di un seduttore autoritario.

Gli scoop

Collezionò numerosi scoop. Uno di questi, per esempio fu quello sullo scandalo Lockeed. Ma coniò anche espressioni entrate nella storia come la “Balena bianca”, riferimento alla Democrazia cristiana. O il “Bestiario”, titolo di una sua celeberrima rubrica. Piemontese di Casale Monferrato allievo di Alessandro Galante Garrone, Pansa ha esordito nel giornalismo con la Stampa, occupandosi tra l’altro del disastro del Vajont, per passare poi al Giorno, al Messaggero di Roma, al Corriere (quotidiano con cui era tornato da poco a collaborare). E ancora a Repubblica e all’Espresso con cui ha collaborato dal 1977 al 2008 quando abbandonò polemicamente il Gruppo Espresso, in contrasto con la linea editoriale. Da allora ha scritto per Il Riformista, Libero, Panorama e The Post Internazionale. Giampaolo Pansa è morto a Roma assistito da sua moglie, la scrittrice Adele Grisendi. Nel 2016 aveva perso il figlio Alessandro, ex ad di Finmeccanica morto di malattia a 55 anni. Un dolore dal quale non si era mai ripreso.

Le parole di Giorgia Meloni

Tantissimi i messaggi di cordoglio per la sua scomparsa. Giorgia Meloni ha scritto un messaggio su Twitter: «Addio a Giampaolo Pansa, uno dei maestri del giornalismo italiano. Un grande professionista che ha raccontato l’Italia con il suo stile inconfondibile e ha avuto anche il coraggio di andare controcorrente, rileggendo alcune delle pagine più controverse della nostra storia».

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