Foibe, Pansa: «L’Anpi è un club di trinariciuti comunisti che dicono solo falsità»

martedì 5 febbraio 16:18 - di Desiree Ragazzi

«Quelli dell’Anpi non contano un cazzo. Straparlano. Sono un club di trinariciuti comunisti». Giampaolo Pansa proprio non ci sta a sentire le fandonie e le falsità che in questi giorni circolano sulle foibe. Prima il post revisionista dell’Anpi di Rovigo, poi la sponsorizzazione e partecipazione dei partigiani a una conferenza negazionista a Parma. La Giornata del Ricordo si avvicina e lo scontro con l’Anpi si fa sempre più forte. «Vogliono negare che Tito era un dittatore comunista – dice Pansa – Ma non possono farlo perché è storia. Vogliono negare che le squadre comuniste gettavano la gente che non amava Tito dentro le foibe. Ma non possono farlo perché è storia. Quelli dell’Anpi dicono e fanno delle cose che sono di un’assurdità totale». Dell’Anpi ne parla anche nel suo ultimo libro Quel fascista di Pansa (Ed. Rizzoli) dove racconta le accuse e gli insulti che accompagnarono la pubblicazione nel 2003 del Sangue dei vinti. «Quel libro era dedicato alle vendette compiute dai partigiani trionfanti sui fascisti repubblicani sconfitti – scrive il giornalista nella sinossi del libro – Segnò l’inizio di una serie di vicende che in qualche modo riflettono l’Italia entrata nei nevrotici anni Duemila. Prima di tutto non sono stato ritenuto un rosso come credevo di essere, bensì un nero: Pansa il fascista ha gettato la maschera. Questo accese la rabbia di una serie di eccellenze presunte democratiche, più ridicole che tragiche. Venni aggredito e messo all’indice da parrocchie politiche che prima stravedevano per me e volevano eleggermi in Parlamento».

Nel nuovo libro c’è un capitolo intitolato  I nemici dell’Anpi…

È un libraccio che racconta la verità su questa Italia del cazzo. Ai comunisti dico: attaccatemi. E più mi attaccherete, più copie venderò. Nel libro scrivo che dopo molti anni si vede con chiarezza l’assurdità paradossale della sinistra italiana nella Prima Repubblica. C’erano il Partito comunista, il Partito socialista e il Partito socialdemocratico. Poi esisteva un quarto partito: l’Anpi. Che cosa sapevano gli italiani dell’Anpi? Quasi niente, anche i suoi dirigenti erano pressoché ignoti. E soprattutto nessuno di loro poteva essere sottoposto a una valutazione dell’opinione pubblica…

Lei scrive che la crisi della sinistra italiana non è un guaio del 2019 perché risale nell’immediato dopoguerra.

I comunisti e tutta la sinistra non hanno più voce in capitolo. Sono in rotta di collisione con la verità e la storia. Ecco perché parlare oggi di Anpi è anacronistico. In un certo modo è come parlare dei superstiti di Garibaldi che cento anni dopo parlano dello sbarco dei garibaldini…

La sinistra quando deve ricordare i crimini commessi dai comunisti ha sempre l’orticaria…

Si vergogna di essere nata da una costola del comunismo internazionale. E, quindi, si ostina  a negare, negare, negare. E a dire che non è assolutamente vero che furono commessi crimini atroci. Oggi negano le foibe, ma qualcuno dentro c’è morto ed era gente che non piegava la testa ai soldati di Tito.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Giuseppe Schiazza 6 febbraio 2019

    La verità è rivoluzionaria … diceva qualcuno. Sopratutto è tosta.

    Lo sanno anche i bambini, si fa per dire, che gli alleati avevano deciso che l’Istria e gli altri territori dalmati sarebbero andati alla nazione le cui etnie erano prevalenti in quelle terre. Si doveva dunque scegliere tra Italia e Jugoslavia.

    L’Italia era già stata destinata al campo occidentale sicché il Partito Comunista Italiano era favorevole ad assegnare quei territori alla Jugoslavia dove si accingeva a nascere un Paese comunista.

    Sicché si diede mano libera ai comunisti titini di organizzare la pulizia etnica in quelle località per trasformarle in terre a prevalente presenza slava.

    E così le Foibe divennero un ottimo modo per ridurre la presenza viva degli italiani in quei territori e per intimorirli e quindi costringerli all’esodo.

    Brutta storia.

  • betta floria 5 febbraio 2019

    Il confronto con i superstiti garibaldini non regge poiché quelli mantenevano un ideale patriottico, mentre questi tengono pensioni, prebende, donazioni nei cassetti assieme ai soldi trafugati ai disgraziati nei due anni scarsi di fughe di fronte ai tedeschi,chiamata Resistenza. Ora resistono e sono capaci di tutto per godersi il malloppo. Così facendo hanno dato ragione a Mussolini e al fascismo, che causa le loro malefatte sulle piazze è stato eletto dal popolo italiano con il 65% dei voti..

  • Ugo 5 febbraio 2019

    Penso che Pansa sia molto viscerale e di parte nei suoi giudizi. Sarebbe bello fosse più obiettivo, ma è dura. Chiarisco che nessuno a sinistra nega i crimini delle Foibe ma li inquadra in un conflitto e nelle violenze “ prima” commesse contro gli slavi dai nazifascisti. Ma l’operazione politica di bilanciare l’Olocausto (pianificazione dello sterminio di razze ed etnie) con le Foibe (crimini e violenze che si sono avute in molti teatri di guerra) è evidentissima. E squallida.

    • Francesco Storace 5 febbraio 2019

      Ma non scherziamo proprio. Fu un crimine antitaliano

    • Danilo Pinotti 5 febbraio 2019

      Questo Ugo è troppo giovane e poco informato sulla storia di quel periodo, quindi sarebbe bene che leggesse di più, specie sulla vicenda di Porzus, quando i comunisti massacrarono i patrioti della Osoppo, ma anche delle migliaia di partigiani azionisti o disobbedienti eliminati subdolamente e le decine di milioni di ammazzati dai bolscevichi e sovietici.

    In evidenza

    contatore di accessi