Rai, tentata truffa a Foa: email di finto ministro Tria chiede soldi per progetto estero inesistente

sabato 14 dicembre 16:31 - di Redazione
Rai , l'ad della Rai Fabrizio Salini (S) con il presidente Marcello Foa

Una mail indirizzata tra aprile e maggio scorsi a Marcello Foa, presidente Rai, e firmata da un falso ministro Tria per chiedere soldi per un progetto estero inesistente.
Parte da qui il giallo di una truffa che ha costretto i vertici Rai a correre ai ripari. E ad inoltrare una denuncia circostanziata alla Procura di Roma.

Una vicenda che ha scatenato le ipotesi più strampalate. E che è stata tenuta segreta fino ad oggi. Quando l’Adnkronos è riuscita a ricostruire la storia interpellando fonti Rai qualificate. Che hanno spiegato cosa è davvero accaduto. Contribuendo a fare chiarezza dopo gli allarmi diffusi nei mesi scorsi. Che hanno ipotizzato vari scenari.

C’è chi ha parlato di un possibile attacco informatico alla Rai. Chi di un hacker misterioso che avrebbe infettato le caselle di posta elettronica dell’azienda televisiva di Stato. Chi, addirittura, di un tentativo di infiltrarsi nel sistema informatico di viale Mazzini per rubare dati sensibili.

Il mistero sulla rete aziendale Rai è andato poi a legarsi alla violazione dell’account bancario di Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione Report. Contribuendo a creare ulteriore confusione sul giallo.

Insomma, cosa c’è dietro il mistero che aleggia, da mesi, nei piani alti del palazzo della Rai e che, stando ad alcune fonti accreditate, sarebbe all’attenzione della Procura di Roma?

Perché alcuni consiglieri Rai, meno di una settimana fa, al pari dell’Usigrai (due giorni dopo) hanno sentito il bisogno di chiedere urgenti chiarimenti all’Azienda? Che sta succedendo?

L’Adnkronos, dopo aver raccolto informazioni ai più alti livelli, è arrivata a togliere il velo dal presunto affaire informatico. E a scoprire il reale motivo di tanto nervosismo. Una truffa (tentata) ai danni del presidente della Rai, Marcello Foa, appunto.

Ma andiamo con ordine.
Il tentativo di truffa sarebbe avvenuto tra aprile e maggio scorsi. E avrebbe preso di mira il presidente Foa. Che sarebbe stato il destinatario di una e-mail il cui mittente si sarebbe presentato come un ministro del precedente governo, Giovanni Tria.

Il finto ministro avrebbe chiesto a Foa nella mail il versamento di una somma per un progetto legato al commercio estero italiano.
Una richiesta di cui Foa avrebbe messo a parte l’ad Fabrizio Salini.
A questo punto le ricostruzioni sull’accaduto si fanno complesse.
Partono le verifiche. E Salini, a un certo punto, scopre che quel Tria non era il vero Tria.
E che quella richiesta di denaro era, in realtà, una truffa.
Da lì parte la denuncia, firmata da Salini e Foa, all’autorità giudiziaria.

C’è, poi, l’altro aspetto che ha alimentato il giallo. Le voci che si sono rincorse per mesi in Rai. Anche a causa del silenzio sceso sulla vicenda.
Il 15 novembre arrivò da Fnsi e Usigrai la notizia che l’account bancario del conduttore di Report Sigfrido Ranucci era stato violato da un hacker.
Da ambienti di Viale Mazzini venne fuori che anche altri account aziendali erano stati oggetto di una non meglio precisata truffa informatica.
Una coincidenza che sembrò collegata proprio alla vicenda di Ranucci e simile ad essa anche nella forma.

In pochi giorni, però, tutto apparve scivolare nell’oblio. Anche quando, il 17 novembre, la Repubblica, sempre collegando tutto alla vicenda Ranucci, scrisse, fra l’altro, di una truffa informatica ai danni dei vertici Rai.

E questo, sempre perché sembrò che le due violazioni fossero della stessa pasta. Ma così evidentemente non era.

Il 9 dicembre scorso i consiglieri Rai Borioni e Laganà, auspicando trasparenza sulla vicenda dell’intervista ad Assad, hanno colto l’occasione per chiedere chiarezza anche sul presunto tentativo di truffa informatica ai danni dell’ad di Rai, Fabrizio Salini e del presidente Marcello Foa.

«Tentativo di truffa che a quanto apprendiamo – dichiararono – sembra essere addirittura di portata internazionale».

Due giorni dopo, l’11 dicembre, è intervenuto il segretario Usigrai, Vittorio Di Trapani, chiedendo «spiegazioni urgenti» sul tema. E accusando la Rai: «inaccettabile il silenzio aziendale» sul caso.

Spiegazioni non sono, in effetti, arrivate. Anche perché, fanno ora sapere ambienti del settimo piano di viale Mazzini, si è voluto rispettare il segreto istruttorio. Data la delicatezza degli approfondimenti ancora in corso.

Gli stessi ambienti rimarcano come il tentativo non sia andato a buon fine. E non vi sia stato alcun danno per l’Azienda.
Non sono stati violati né compromessi i sistemi informatici aziendali. Né, tantomeno, il computer di Foa.

Stando sempre alle stesse fonti il tentativo di truffa non si sarebbe ripetuto. E i vertici avrebbero sporto denuncia.

Quanto al Cda e al collegio sindacale Rai sarebbero stati informati nei limiti di quel che era possibile date le indagini in corso.

Foa, a quanto apprende l’Adnkronos, è stato ascoltato nei mesi scorsi dagli inquirenti in relazione alla tentata truffa. E alla mail del falso Tria che chiedeva di accreditare alcune somme di denaro su un conto corrente per presunti servizi.
Ora sono in corso le indagini disposte dagli inquirenti per individuare chi abbia inviato quella mail. E per ricostruire se dietro il tentativo di truffa possa esserci un singolo. O, piuttosto, un gruppo più organizzato. Che puntava a raggirare anche il numero uno di viale Mazzini.

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