Fallisce la Conferenza sul clima di Madrid. I Paesi trovano l’accordo solo sui soldi e non sulle emissioni

domenica 15 dicembre 19:08 - di Redazione
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Fallimento clamoroso per la Conferenza sul clima di Madrid. Ma era naturale. Quella dell’ecologia e dell’emergenza ambientale è una lotta che si deve fare in modo responsabile. Non con manifestazioni sconclusionate e con personaggi eterodiretti come Greta Thurberg. L’emergenza climatica è davvero una cosa seria. Insomma, la 25esima Conferenza dei contraenti della Convenzione sui cambiamenti climatici (Cop 25) ha approvato, alla fine, un accordo. Che raccoglie i tre temi per i quali il Cile ha chiesto l’aiuto della Spagna, che includono l’ambizione climatica, i meccanismi delle perdite e dei danni e il finanziamento. Come dire che tutti i salmi finiscono in gloria. Al contrario, come era da prevedersi, le parti non sono riuscite ad accordarsi sul regolamento dei mercati globali delle emissioni carboniche. Ossia l’unico progetto che rimane per sviluppare il regolamento dell’accordo di Parigi. Al suo posto, si preparano per lavorare sul disegno dei meccanismi di mercato nella prossima Cop, che si terrà Glasgow, in Scozia, per servire l’ambizione dell’accordo di Parigi e garantire l’integrità ambientale del sistema.

Clima, tutto rinviato all’anno prossimo

Riguardo alle parti sulle quali c’è stato accordo, il documento finale “Cile-Madrid, tempo di agire”, chieda alle parti di aumentare la loro ambizione climatica in materia di riduzione delle emissioni climalteranti nell’anno 2020. In linea con la raccomandazione scientifica di limitare il riscaldamento della temperatura globale a 1,5 gradi centigradi. Con l’obiettivo di lottare contro la fantomatica “emergenza climatica”. Pertanto, gli Stati dovranno presentare nel corso dell’anno prossimo i loro nuovi impegni nazionali di riduzione delle emissioni. Durante la plenaria, che è iniziata intorno alle 10, il Brasile è stato sul punto di stracciare l’accordo, a causa della sua opposizione a due articoli, il 30 il 31, relativi al ruolo degli oceani e dei suoli. Dopo un dibattito intenso il Brasile ha accettato alla fine di mantenere il punto relativo ai terreni, però non agli oceani.

Le solite previsioni catastrofiste sul riscaldamento

Poi, in una nuova fase del dibattito sul clima durante la quale si è opposta alla sua posizione anche la vicina Argentina, il Paese di Jair Bolsonaro ha accettato di mantenere il testo finale “in considerazione” di Tuvalu e dell’Indonesia. Il testo esprime l’urgente necessità di aumentare l’ambizione degli impegni nazionali di riduzione delle emissioni per lottare contro cambio climatico nel 2020. In accordo con il calendario che nel 2015 ha fissato l’accordo di Parigi. Il testo precisa che questi nuovi impegni devono superare il divario che esiste con quelli attuali, con i quali la temperatura globale potrebbe superare i 3 gradi centigradi di incremento. In questo senso, rivendica la coerenza dell’ambizione dei Paesi con quello che chiede la scienza e quello che chiedono le popolazioni mondiali nelle strade. Quando la scienza si piega alla piazza, non è mai un buon segno.

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