Nuova Imu, ecco che cosa devono aspettarsi i proprietari di casa

sabato 2 novembre 16:30 - di Redazine

Al via alla nuova Imu con l’accorpamento con la Tasi. L’intervento di unificazione viene confermato anche nell’ultima bozza del disegno di legge di bilancio.

Nel dettaglio, viene previsto che per le cosiddette abitazioni di lusso, classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 o A/9 e adibite ad abitazione principale, seppure l’aliquota di base è pari allo 0,5 per cento il comune può aumentarla solo di 0,1 punti percentuali; per cui l’aliquota massima per tali immobili è pari allo 0,6 per cento. La sostanziale innovazione risiede, invece, nella circostanza che i comuni possono annullare completamente, con apposita delibera del consiglio comunale, l’imposizione di tale fattispecie.

Per i fabbricati rurali a uso strumentale, l’aliquota di base della nuova Imu  è pari allo 0,1 per cento e i comuni possono solo ridurla fino all’azzeramento. La disciplina per la quantificazione dl tributo per i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati, prevede che, fino all’anno 2021, l’aliquota di base è pari allo 0,1 per cento, con facoltà di aumento fino allo 0,25 per cento o di diminuzione fino all’azzeramento da parte degli enti locali. A decorrere dal 1° gennaio 2022, invece, gli stessi fabbricati sono esenti dall’Imu. In definitiva la nuova disciplina recepisce le disposizioni agevolative vigenti per questi immobili in materia di Tasi.

Per i terreni agricoli, l’aliquota di base è fissata nella misura dello 0,76 per cento e i comuni, con deliberazione del consiglio comunale, possono aumentarla sino allo 1,06 per cento o diminuirla fino all’azzeramento. Anche per gli immobili a uso produttivo classificati nel gruppo catastale D, l’aliquota di base dello 0,86 per cento non è suscettibile di aumentare la pressione fiscale in quanto, nel precisare che la quota pari allo 0,76 per cento è comunque riservata allo Stato, stabilisce che i comuni, con deliberazione del consiglio comunale, possono manovrare detta aliquota aumentandola fino allo 1,06 per cento o diminuendola fino al limite dello 0,76 per cento.

Per gli immobili diversi dall’abitazione principale l’aliquota di base è pari allo 0,86 per cento. Anche in questo caso gli enti impositori possono aumentare la nuova Imu sino allo 1,06 per cento e quindi mantenendo, come sempre, invariata la pressione fiscale o diminuirla fino all’azzeramento.

Commenti

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  • rino 3 novembre 2019

    Il dramma è che anche i governi di destra precedenti, non hanno mai avuto mai il coraggio di cancellare completamente le tasse inique della sinistra e quella sulla casa in particolare. Solo chiacchiere. La casa dovrebbe pagare una tassa limitata per i sevizi di urbanizzazione e di supporto. Non dimentichiamo che l’aumento dell’IMU di Monti ha di fatto ammazzato l’economia italiana.

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