Russiagate, Renzi abbaia ma non morde: non querela Trump per il “complotto Obama”

giovedì 10 ottobre 14:36 - di Robert Perdicchi

«Non sta né in cielo né in terra». È quanto chiarisce lo staff di Matteo Renzi dopo che “la Verità”, stamattina, scrive che il leader di Italia Viva “vuole intentare causa a Trump” per il Russiagate. In un’intervista recente, l’ex consulente del presidente Donald Trump, George Papadopoulos, aveva sostenuto che “Renzi è stato usato da Barack Obama per attuare questo colpo basso nei confronti di Trump”. «E ora l’ex premier rimarrà esposto e a causa di questa storia la sua carriera politica verrà distrutta. Così come quella di altri esponenti di sinistra in Italia». Il riferimento è alla controinchiesta che l’Attorney General William Barr e il procuratore John Durham stanno conducendo per risalire alle origini del Russiagate.

Russiagate, Renzi querela solo Papadopulos

Immediata la replica del senatore di Italia Viva, che ha annunciato una querela contro Papadopoulos. E lo ha accusato di avere “rilasciato dichiarazioni false e gravemente lesive della mia reputazione”. «Chi mi accusa di aver fatto un complotto insieme a Obama contro Trump non si accorge di quanto sia ridicolo. Ho chiesto un milione di dollari a un ex consigliere di Trump che su un quotidiano italiano ha sostenuto questa tesi. Detto questo io difendo e difenderò sempre le donne e gli uomini dei servizi segreti. Loro sono quelli che rischiano la pelle, che portano a casa gli ostaggi, che ci difendono dal terrorismo. E penso che sia utile che, se ci sono dubbi sull’operato di qualche dirigente. Si affronti il problema nella sede idonea, che è il Comitato Parlamentare sui servizi segreti», aveva scritto in settimana sulla sua enews Matteo Renzi, leader di Italia Viva.

George Papadopoulos, dal canto suo, aveva risposto così all’annuncio di una querela nei suoi confronti da parte di Matteo Renzi. «L’ex primo ministro italiano socialista e in disgrazia Renzi si è infuriato con il presidente e con me. Vuole farmi causa. Faremo chiarezza!».

La Link Campus University si difende a colpi di querele

La Link Campus University diffida e querela, senza se e senza ma, chiunque la infami”. E’ quanto si legge in una nota dell’università romana fondata e presieduta da Vincenzo Scotti. “La Link Campus University reagisce con fermezza a tutte le affermazioni scorrette, alle falsità, alle insinuazioni e alle notizie diffamatorie che vengono diffuse”, si afferma nella nota. La Link annuncia che “abbiamo deciso di agire in termini di legge contro chiunque asserisca, riproduca o diffonda menzogne o notizie distorte che ledono la nostra reputazione. Il nostro ufficio legale sta approntando le querele e richieste di danni del caso”. «Il nostro dovere – conclude la nota- è salvaguardare in tutti i modi possibili l’onore, il prestigio, ed il lavoro di centinaia di persone di questa Università».

L’università romana è al centro di alcune cronache giornalistiche per i presunti legami con il professore maltese Joseph Mifsud, scomparso da tempo. L’uomo è figura chiave dell’indagine del procuratore speciale Robert Mueller sul Russiagate. E ora della contro-inchiesta condotta dal ministro della Giustizia Usa, William Barr.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Aldo Gierardini 13 ottobre 2019

    Renzi dovrebbe spiegare perché ha finanziato la campagna elettorale di Hillary Clinton con 90.000 euro…

  • Luisa 12 ottobre 2019

    Paura eh Renzigate.

  • In evidenza