2 agosto ’80: qualcuno tentò di far sparire i resti di “ignota 86” o è esistita anche “ignota 87”?

giovedì 24 ottobre 16:49 - di Massimiliano Mazzanti
2 agosto '80

Riceviamo da Massimiliano Mazzanti e volentieri pubblichiamo un articolo sul 2 agosto ’80:

Caro direttore,

Mentre qualcuno si affanna a minimizzare la scoperta dei resti di “Ignota 86”, si recuperano particolari, si ritrovano carte e si configurano scenari ancor più inquietanti di quelli, già sufficientemente oscuri, emersi da quando Valerio Cutonilli e Rosario Priore sollevarono la questione Maria Fresu, nel 2016. Ufficialmente, il “mistero” della “scomparsa” di Maria Fresu, balza all’evidenza della cronaca il 4 agosto 1980. Vedrà la luce  il successivo giorno del 19.

2 agosto ’80: troppe stranezze

In quella data, il questore di Bologna, Italo Ferrante, dette notizia del riconoscimento della ragazza nei resti di <un volto maciullato, che i vigili del fuoco hanno raccolto nelle primissime ore dopo lo scoppio, in mezzo alle macerie della stazione di Bologna. Gli operatori della camera mortuaria del Maggiore lo deposero su un lettino, accanto alle prime dieci salme che erano state recuperate>.

Prima stranezza: dalla stampa del 4 agosto e dei giorni seguenti si sa che il padre della Fresu aveva girato tutti gli ospedali, ma nessuno l’aveva avvertirlo dell’esistenza di un “volto maciullato”. Eppure, proprio mentre i Fresu erano alla disperata ricerca della ragazza, l’esistenza di quel <volto> era già nota, anche alle autorità.

Esiste un appunto, infatti – datato 3 agosto ’80, ore 8.15  -, in cui l’allora procuratore Luigi Persico, rivolgendosi al <Posto di Polizia O.M.>, scrive: <Si autorizza così come richiesto dall’I.M.L. il trasporto a mezzo necrofori di un resto umano consistente in una testa umana appartenente a cadavere femminile, per il più a praticarvi>. Il dott. Ferrara, allora cancelliere della Repubblica trasmise questo appunto. Un non meglio identificato dottor Varricchio, presumibilmente il responsabile del posto di Polizia dell’Ospedale Maggiore, glielo aveva indirizzato.

Di questo <resto umano consistente in una testa umana>, in qualche modo, ne viene a conoscenza Angelo Berti, giornalista dell’Ansa. Il quale, nelle tre righe finali del lancio in cui si dà notizia della visita a Bologna di Francesco Cossiga, alle 17.21 del 3 agosto. Scrive: <All’obitorio è anche una testa umana completamente recisa dal corpo>.

Nessuno aveva avvertito i parenti

Strage del 2 agosto ’80. Seconda stranezza: il giorno 3 agosto è proprio quello in cui si diffonde la notizia della scomparsa della Fresu. I suoi  parenti – lo testimoniano i giornali – fanno il giro completo degli ospedali e dell’obitorio, senza che nessuno li avverta dell’esistenza della <testa umana recisa dal corpo>. Eppure, in quel momento, ci sono almeno dieci persone a conoscerne l’esistenza: colui che ha avvertito la Medicina legale della <testa> giacente al Maggiore; colui che ha scritto o parlato a Persico per portarla all’obitorio.

E, ovviamente, Persico stesso; chi ha trasmesso e chi ha ricevuto l’ordine del procuratore di portare <la testa> dal Maggiore all’obitorio; il o i vigili del fuoco che l’hanno trovata; la dottoressa Gabriella Negrini, la quale ricevette in consegna il <volto maciullato>. Tanta gente che, né il 3 né dopo, non ostante il clamore sulla scomparsa della Fresu, dica qualcosa: A parte la dottoressa Negrini – come si è detto nei giorni scorsi – nessuno di questi mette in collegamento il <volto maciullato> o <testa recisa dal corpo> con la ragazza che tutti dicono di cercare.

La relazione di Pappalardo

La relazione del professor Giuseppe Pappalardo, colui che identificherà in Maria Fresu il <volto maciullato>, nel tentativo di spiegare tutte queste stranezze, al contrario, fornisce ulteriori elementi di dubbio che, ora, qualcuno farebbe bene a chiarire.

A pagina 5 della relazione, infatti, s’apprende che <il lembo di volto umano> sarebbe stato portato al Maggiore la sera del 2 agosto e, da lì, <fatto trasportare all’obitorio, dietro disposizione del responsabile del posto di polizia dell’Ospedale Maggiore medesimo, Brigadiere Pisano>.

Due incongruenze: Persico scrive che fu l’Obitorio a chiedere  il trasferimento, non il  Maggiore; se il responsabile del Posto di Polizia del Maggiore è tale brigadiere Pisano, chi è il Verricchio? Sempre Pappalardo, per spiegare che del <lembo> non si sapeva nulla per due settimane, afferma che l’ospedale Malpighi lo conservava insieme col <frammento di osso femorale, avvolto in un lenzuolo con cartellino indicante la provenienza “Ospedale Malpighi”>.

Altre due incongruenze: questa precisazione fu necessaria per spiegare che, forse, il <lembo> non si trovava, perché cercato tra i “resti” provenienti dal Maggiore, mentre era finito per sbaglio tra quelli del Malpighi? Ma chi lo cercava, se ai Fresu, i maggiori interessati a vederlo, nessuno ne aveva mai parlato, fino al ritrovamento? Oppure, cerca semplicemente, a ritrovamento avvenuto, di far collimare le notizie già uscite – secondo le quali quel <lembo> si trovava inizialmente al Maggiore -, con lo strano appunto di Persico, in cui si parla solo di O.M. (che potrebbe essere anche “Ospedale Malpighi”) e che fu inviato a persona che non sembra essere il responsabile della Polizia del Maggiore, cioè, a tale Varricchio e non a Pisano?

Non ci sono, però, solo stranezze e incongruenze, in questa storia, ma anche un ulteriore vero e proprio mistero.

Quella testa umana…

Persico parla di <una testa umana appartente a cadavere femminile>. Berti scrive di <una testa umana completamente recisa dal tronco>. Solo Ferrante, a “mistero svelato”, parla di <volto maciullato>. Nessuno dei tre è medico, come non lo era il pompiere che l’avrebbe raccolta tra le macerie della stazione, ed è quindi possibile che abbiano usato quelle espressioni per indicare ciò che Pappalardo, invece, definisce giustamente <lembo di volto>. Ed è sicuro che Pappalardo parli di ciò che il Secolo ha mostrato in foto alcuni giorni or sono, di ciò che, senza dubbio, fu raccolto all’obitorio dalla dottoressa Negrini.

Il procuratore, il giornalista e il pompiere potrebbero benissimo aver sbagliato “definizione”. Potrebbe aver sbagliato così enormemente anche un medico della Medicina legale, atto a repertare e classificare i “resti umani” che affluivano all’obitorio? Questo è già più difficile, eppure Pappalardo scrive: <Presso l’obitorio dell’Istituto di Medicina legale si era provveduto ad annotare i cadaveri e i materiali in arrivo, su fogli scritti a mano: in uno di questi trovasi in effetti la seguente dicitura, a fondo pagina “57, testa di donna, di pugno del dottor Cicognani…>.

A questo punto, è d’obbligo chiedersi se si stia parlando degli stessi resti, perché non pare proprio. Cicognani non era un pompiere, ma uno stimato medico: <Testa di donna> e <lembo di volto umano> indicavano la stessa cosa o esistevano due distinti resti: la <testa di donna> e il ritrovato <lembo di volto umano>?

La domanda è più che legittima, a questo punto, dal momento che, la frase completa della relazione di Pappalardo recita: <in uno di questi trovasi in effetti la seguente dicitura, a fondo pagina “57, testa di donna”, di pugno del dottor Cicognani, cancellata con biro nero e affiancata da altra dicitura “57, pezzi anatomici”>. Dunque, qualcuno cercò di far sparire le tracce della <testa>? Sarebbe questo il motivo – e non il cartellino con scritto Malpighi – per il quale, per due settimane, non se ne parlò più?

Ancora: Pappalardo dice che il <lembo> potrebbe essere stata declassificata nell’elenco dei reperti in quanto attribuita <in via temporanea ad altro cadavere col volto sfacelato>. Ora, però, è lui stesso, poco più avanti nella relazione, a precisare che, delle 41 donne morte e i cui corpi erano nei vari ospedali e all’obitorio, 39 erano perfettamente riconoscibili; e si sa che anche le due col volto “sfacelato”, quando scrive la relazione, sono già state sepolte da giorni: dunque, se ci fosse stato l’errore di cui parla, di quel <lembo> non se ne sarebbe saputo più nulla, poiché rinchiuso in una di quelle due bare.

Oggi sappiamo con certezza quasi assoluta che esiste “Ignota 86”, a cui appartenne il <lembo di volto> ancora esistente ed erroneamente attribuito a Maria Fresu; è forse esistita anche “Ignota 87”, decapitata dall’esplosione?

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