Roma, immigrati “accolti” dalle bande di bengalesi: soldi e documenti falsi

venerdì 2 agosto 16:20 - di Redazione

Associazione per delinquere, corruzione, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e falso. Sono le accuse contestate a tredici persone (quattro in carcere, sei agli arresti domiciliari e 3 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria) nell’ambito di una indagine condotta dai finanzieri di Roma e che ha smascherato un gruppo criminale operativo nel V Municipio composto da bengalesi e finalizzato a favorire – a scopo di profitto – la permanenza illegale sul territorio italiano per lo più di propri connazionali, violando i presupposti giuridici per il rilascio e/o il rinnovo dei permessi di soggiorno. Nove di questi avevano costituito una vera e propria agenzia di fatto, con il compito di reclutare la clientela interessata a concludere pratiche amministrative presso l’anagrafe comunale con un tariffario variabile tra gli 80 e gli 800 euro, gestire i successivi appuntamenti presso il Municipio, ritirare i certificati di residenza e occuparsi delle questioni relative agli immobili utilizzati. Uno dei bengalesi, titolare di un’attività di assistenza fiscale, era deputato all’accensione/cessazione di partite Iva, nonché al rilascio di dichiarazioni fiscali fittizie.

La vicenda denunciata dal consiglieri di Fratelli d’Italia

Il tutto grazie alla compiacenza di tre dipendenti dell’Anagrafe capitolina che, dietro compensi variabili generalmente tra i 50 e i 100 euro per ogni pratica evasa, emettevano certificati di residenza falsi o rilasciavano (anche in bianco, da utilizzare a seconda delle necessità) prenotazioni per appuntamenti in assenza di ragioni di urgenza. Una delle impiegate, anche se trasferita ad altro incarico, manteneva contatti con gli organizzatori al di fuori del Municipio con continui incontri in locali pubblici e messaggi Whatsapp. Accertato anche il coinvolgimento di due italiani proprietari di immobili (nelle zone di via di Tor de Schiavi e nel quartiere Casal Monastero) disponibili a redigere contratti d’affitto o di comodato d’uso con persone che poi effettivamente non vi abitano, ovvero ad attestare dichiarazioni di ospitalità. In un caso, l’appartamento di via Tor de’ Schiavi è stato affittato a 17 extracomunitari, con offerte di ospitalità dell’alloggio ad altri 32 stranieri. I proprietari degli immobili venivano spesso istruiti sulle dichiarazioni da rendere al vigile urbano in caso di controllo. I pagamenti illeciti all’organizzazione per le pratiche evase avvenivano per lo più in denaro contante oppure attraverso ricariche su carte postpay. La vicenda era stata denunciata dai consiglieri di Fratelli d’Italia del municipio.

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