Lega, scoppia il malcontento: sotto accusa i fedelissimi di Salvini. Le chat segrete

venerdì 30 agosto 10:27 - di Massimo Baiocchi

Malcontento. Rabbia. Nella Lega sono giorni difficili. È in atto una resa dei conti silenziosa, particolare. Lo sanno tutti che c’è delusione. E c’è chi ha ben chiaro di chi è la colpa: non tanto di Salvini ma di chi lo circonda. Troppi consigli sbagliati, troppe chiusure a chi  la pensava in modo diverso. «Grazie anche a chi critica, perché le critiche positive sono sempre utili», continua a dire lo stesso Salvini. Certo, gli argomenti dei presunti “dissidenti” restano alla periferia del partito.  Non mancherà chi farà notare che – con Salvini – la Lega ha raccolto il 34% di voti solo lo scorso 26 maggio. E questo grazie a un leader che ha messo nel carniere un filotto di vittorie in tutte le elezioni intermedie.

Non ci sarebbe solo Giancarlo Giorgetti a rappresentare il malumore interno, con il numero due della Lega che pure, nelle ultime ore e pubblicamente, ha sempre sostenuto come la rottura con Conte fosse inevitabile: «Con quel metodo di lavoro non si poteva andare avanti, un metodo di governo non facile da inventarsi per gente inesperta, per tantissimi ministri della Lega o dei 5 Stelle era la prima volta», ha sottolineato.

Ma la base sarebbe in subbuglio, come riporta l’Adnkronos. E un pezzo importante del nord-est del Paese, da sempre serbatoio di consensi per la Lega, che adesso vuole qualcuno sul banco degli imputati. Tra i malpancisti, infatti, non solo leghisti, ma anche imprenditori e società civile che avevano scommesso sul salvinismo, che puntavano all’autonomia differenziata, sancita in Veneto e Lombardia da due referendum. E che adesso si ritrovano con unpugno di mosche in mano e con la Lega estromessa dalle stanze dei bottoni.

In particolare i governatori del Carroccio di Lombardia e Veneto, Attilio Fontana e Luca Zaia, volevano capitalizzare l’onda lunga del consenso del Capitano. «Sono 15 mesi che aspettiamo l’autonomia – ha detto Zaia – se non siamo riusciti a ottenerla con la Lega al governo figuriamoci con il Pd…». Nel carniere però, e non va sottovalutato, resta l’assegnazione a Milano e Cortina delle Olimpiadi invernali del 2026.

I militanti e i dirigenti sono consapevoli che la questione è delicata, che non c’è una vera alternativa a Salvini al vertice di via Bellerio, ma tra loro fioccano i commenti sorpresi sulle scelte del capo. Userebbero anche, rivela una fonte ben informata all’AdnKronos, chat a scomparsa immediata, per evitare screenshot che poi possono restare in mano a qualcuno, o addirittura finire sul telefonino di Salvini stesso.

Quelli che, fino a ieri, erano chiamati i “sommergibilisti” della Lega pensano che qualcosa bisogna pur farla, non basta chattare e porre il tema di nascosto. Non sarà un processo diretto, non sarà un attacco frontale al leader ma qualcuno, è il ragionamento, nel cerchio magico di Salvini un passo indietro lo dovrà pure fare, perché gli errori sono stati fatti.

Senza elezioni il ricatto implicito di restare fuori dalle liste non c’è più. I parlamentari della Lega – quelli critici – si sentono più tranquilli. «Ci sono tanti di noi che pensano che Salvini debba trovare urgentemente il coraggio di liberarsi dei troppi yes man che lo circondano», dice all’AdnKronos un leghista di rango. Qualcuno, dalle parti di Via Bellerio, ricorda che «quando Craxi andò a Palazzo Chigi volle vicino a se una serie di persone capaci, anche se non proprio in linea con lui nel Psi. Proprio al suo maggior nemico interno, a Giuliano Amato, chiese di svolgere il ruolo di sottosegretario perché era il più capace e preparato».

C’è chi sintetizza così: «Salvini pensi prima all’interesse del paese e della Lega e poi alle amicizie». Nel mirino i nomi ricorrenti sarebbero quelli dell’uomo più vicino al leader, quel Lorenzo Fontana, ministro veneto, che proprio dai suoi territori viene attaccato. Sempre l’autonomia è il mancato obiettivo che brucia di più. A finire sul banco degli imputati sarebbero anche alcuni degli uomini macchina in Parlamento, chi ha gestito i gruppi, i presidenti delle Commissioni, qualche sottosegretario del governo gialloverde. Salvini sa che deve rinsaldare, se ce ne sarà bisogno, il consenso dal basso. Qualcuno pagherà un prezzo politico per il passo falso delle ultime settimane.

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