Sea Watch, il giudice Nordio: «Sui migranti non decidano i magistrati»

giovedì 4 luglio 12:56 - di Giorgia Castelli

«Il fenomeno dell’immigrazione irregolare è troppo complesso per lasciarne la gestione alla magistratura», lo dimostrano «le contraddizioni che spesso emergono durante le indagini penali, e che possono portare a conclusioni diverse – e spesso opposte – a quelle della politica e persino del buon senso». A scriverlo in un editoriale (dal titolo: Sea Watch, il naufragio della legge) pubblicato su Il Messaggero è l’ex magistrato Carlo Nordio dove parla della vicenda della capitana della Sea Watch 3 Carola Rackete. Secondo Nordio «alcuni problemi non possono essere risolti dai giudici», in particolare quelli «che si presentano con un impatto emotivo nella società moderna, e che richiedono strumenti di valutazione, di controllo e di guida ben più efficaci della maestosa incertezza del processo penale».

Nordio sul caso della capitana

Nel caso di Carola Rackete, arrestata e liberata, «l’opinione pubblica – evidenzia Nordio – si è come al solito atrocemente divisa, ma la cosa era nell’aria. Innanzitutto perché la stessa procura aveva chiesto il solo divieto di dimora, quindi il gip non poteva applicare una misura più grave, e poi perché una camera di consiglio così lunga non poteva che preludere a una motivata contestazione delle ragioni che avevano indotto i pm a disporre l’arresto della capitana». La decisione di non convalidare l’arresto, non significa che la Rackete sia stata scagionata: «probabilmente – spiega Nordio – il pm ricorrerà per Cassazione» e in ogni caso «sarà il processo a decidere sulla colpevolezza o meno dell’imputata, che nel frattempo, come è giusto che sia, è presunta innocente. Tutto questo è conforme alla nostra procedura e al nostro stato di diritto, e guai a noi se non fosse così». Mentre la politica, continua l’ex magistrato, «purtroppo sembra ignorare che il processo ha le sue regole, che a molti possono sembrare stravaganti ma che vanno rispettate». Il ministro Salvini «ha proclamato l’espulsione di Rackete, con esecuzione immediata. Sennonché è proprio la condizione di imputata che consente alla capitana di restare in Italia. Avendo infatti il diritto di difendersi dalle imputazioni elevate – e da quelle suppletive di favoreggiamento all’immigrazione clandestina – non può essere cacciata e magari poi processata “in absentia”».

Nordio: lo stratagemma dei clandestini per restare in Italia

«Il nostro severo giudizio complessivo sul comportamento della Rackete non ci fa affatto dimenticare che la carcerazione preventiva dev’essere un’eccezione giustificata – anche se questo da noi non avviene – solo da fattori eccezionali», dice Nordio aggiungendo che «queste regole le sanno benissimo proprio i clandestini, che spesso si fanno arrestare per reati banali proprio perché, una volta indagati, hanno il diritto di restare qui fino alla sentenza definitiva, che, come sappiamo, interviene dopo circa un decennio». «Da anni – conclude Nordio – il problema dell’immigrazione è stato affrontato in modo emotivo ed elettorale, oscillante tra un indifferenziato e generico solidarismo, che aprirebbe le porte all’intero continente africano, e un altrettanto generico rigorismo che urta contro la realtà delle cose (ad esempio il massiccio rimpatrio dei clandestini) o contro le regole dello stato di diritto. La soluzione più razionale, che maggioranza e opposizione si siedano attorno un tavolo e dicano chiaro e tondo agli italiani come intendono concretamente risolvere la questione, e quella ancor più auspicabile che il tavolo si allarghi all’intera Europa, sembra purtroppo ancora di là da venire».

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Mauro Collavini 5 luglio 2019

    Ringrazio l’ex magistrato Nordio per le sue parole e spiegazioni; Personalmente, quando ho sentito della liberazione della Rackete (Per piacere non chiamatela capitana, perchè per diventare veramente capitani di una nave ci vogliono molti studi ed esperienza, lei casomai sarà capitana di un gommone) avrei impiccato il gip. Inoltre mi chiedo perchè non fanno ministro della giustizia un ex magistrato come Nordio, almenom avremmo persone preparate a differenza di quello che c’è adesso (Scaldapoltrone).

  • claudio madei 5 luglio 2019

    meno male che c’è Carlo Nordio,grazie caro Carlo.W la Lega ,w Salvini

  • Sandro Cecconi 4 luglio 2019

    Castelli, concordo totalmente con Nordio. Ma allo stesso tempo dobbiamo metterci in testa che occorre una riforma immediata e totale di tutto il pianeta Giustizia. Personalmente ritengo ciò una vera e propria emergenza e di importanza capitale.

    Ovviamente una riforma “a piffero”.

    I politici italiani ne sono capaci?

  • In evidenza

    contatore di accessi