Regimenti (Lega): “Una legge per evitare altri casi come quello di Bibbiano”

mercoledì 31 luglio 13:30 - di Redazione
“Una legge per assegnare a un collegio di periti, composto da un neuropsichiatra infantile, uno psicologo con esperienza ultra quinquennale in ambito minorile e un medico legale, nominati da un magistrato, iscritti all’Albo professionale e legalmente riconosciuti, in grado di intervenire con strumenti di garanzia dei diritti del minore e del vincolo familiare, nell’ambito di un vero contradditorio. Alle sessioni di lavoro del collegio, così composto, dovranno partecipare quali consulenti di parte un avvocato dello Stato e un consulente nominato dalla famiglia. A tal proposito, sarebbe opportuno formare una sezione minorile presso l’Avvocatura dello Stato, aggiornando e formando gli avvocati in Diritto minorile e Diritto delle adozioni”. E’ la proposta dell’Eurodeputata della Lega, Luisa Regimenti (nella foto), che sta lavorando a nuove norme per evitare che si ripetano altri casi come quello di Bibbiano.

“Mai più episodi simili”

“Occorrerà fare riferimento ad uno strumento di valutazione e di decisione governato da un magistrato, ma non inserito in una procedura giudiziaria – aggiunge – lo strumento più adatto a nostro avviso è l’accertamento tecnico preventivo e si tratta di una vera e propria consulenza, con le garanzie di partecipazione e di contraddittorio”.
“Reputo che queste soluzioni, come la creazione di una sezione minorile presso l’avvocatura dello Stato e una valutazione tecnica dello stato di adottabilità da parte di un collegio nominato e vigilato dal magistrato, cui possano intervenire lo Stato con la propria avvocatura e un consulente nominato dalla famiglia a tutela del vincolo, possano rappresentare momenti di garanzia affinché episodi come quello di Bibbiano non abbiano a ripetersi”.

Gli ambulatori sociali

Regimenti si è occupata della questione degli affidi anche in campagna elettorale, collaborando con l’associazione nazionale Colibrì e proponendo “strumenti operativi, come ad esempio gli ambulatori sociali, per sostenere il sistema degli affidi. In queste strutture, che lo Stato dovrebbe gestire in modo diretto, magari restaurando stabili dismessi, potrebbero trovare spazio tanti operatori qualificati e professionisti esperti del settore”.
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