Radio Radicale: tutto quello che il “raffinato” Luigi Di Maio non ha capito

venerdì 14 giugno 11:49 - di Sante Perticaro
Una sensazione di isolamento ha quasi sempre caratterizzato l’atteggiamento di molti di noi in riferimento alle battaglie civili portate avanti da Marco Pannella ed Emma Bonino, che rappresentavano un Partito Radicale che era anni luce distante dalle nostre “lente” educazioni: cattoliche, liberali e in qualche modo “benpensanti” moderate. Ritengo che proprio da quel partito sia cominciata pure l’esistenza di una politica nazionale priva di valori di riferimento etico, che ha avuto nella “Milano da bere” televisiva il proprio Omega nazionale.
Sbaglieremmo ma, in una parola, abbiamo sempre ritenuto che il combinato-disposto di quel messaggio, unito a una logica pubblicitaria televisiva che ha permeato tutta la cosiddetta II Repubblica,  siano stati gli antenati progenitori del governo dei barbari che, attualmente, ci sta conducendo del tutto incaprettati all’isolamento europeo.  Ma il partito è una cosa,  l’informazione radiofonica un’altra .
Nel corso degli ultimi lustri ho avuto modo di apprezzare il taglio informativo -a 360° –  di quella Radio: del tutto imparziale  -tranne le classiche, lunghissime “intemerate” infarcite” di colpi di tosse – che, ogni tanto (anzi molto spesso) un conduttore di turno – ahimè scomparso, RIP – faceva nella rassegna stampa.
«Non vi passiamo più i soldi, così morirete di fame», è il raffinato ragionamento con cui ha condotto la sua battaglia quella macchietta di vicepresidente del Consiglio,  l’on. Luigi Di Maio.
Un passaparola,  questo, che é  risalito dal più profondo delle viscere di quel popolo pentastellato che lo ha pure votato quel Movimento e che non sente mai, da presuntuoso ignorante, ogni osservazione difforme dal Verbo del buffone di turno. Eppure un italiano su tre li ha votati: la pensano tutti così?
Mi spaventerebbe un popolo che, a mo’ di mandria, si ostini a pascolare ordinato mangiando l’erba dell’ignorante supponenza: uno schianto non fa loro male, ogni tanto. E quello vissuto con Radio Radicale è stato salutare: una sorta di divorzio-bis che mi ha fatto apprezzare il rinsavimento (momentaneo?) di Matteo Salvini.
Del resto, un “bibitaro” (sia pur vicepresidente) non può pretendere di insegnarci a vivere: soprattutto se confonde le curve “IS”-“LM” con un cruciverba dal vago sapore porno.
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