Di Maio in versione Mark Caltagirone: ora s’inventa il “l’amore politico” con Fico

giovedì 30 maggio 13:31 - di Sveva Ferri

Nega la conflittualità con Roberto Fico e Alessandro Di Battista, che sono «fratelli e compagni di viaggio». Sono i «giornali» e il «sistema» a inventarla, perché non digeriscono che il M5S «rialzi sempre la testa». Nel giorno in cui si svolge la votazione su Rousseau per confermargli «la fiducia come capo politico», Luigi Di Maio deve correre ai ripari per salvare la facciata di un Movimento che è prossimo all’implosione e che è uscito dallo psicodramma dell’assemblea notturna dei parlamentari con tutte le divisioni con cui vi era entrato. Uno stato delle cose puntualmente raccontato dalle cronache politiche, nonostante il tentativo di blindare la riunione arrivando ad allontanare perfino lo staff della comunicazione del partito.

Di Maio: «Leggo falsità. Falsità ovunque»

E proprio contro quelle cronache se la prende Di Maio, con un intervento sul Blog delle stelle che è un compendio delle strategie di comunicazione del M5S e che si riassume nella frase: «Noi contro tutti, tutti contro noi». «È sempre la stessa storia, che si protrae da anni. Noi contro tutti, tutti contro di noi. È un meccanismo collaudato, ma noi non cediamo di un centimetro», scrive Di Maio, sostenendo che «leggo falsità ovunque. Falsità che hanno il solo scopo di dividerci. Falsità sul rapporto tra me e Alessandro». Negare e accusare all’esterno, farsi vittime del sistema e della stampa, darsi una veste eroica contro nemici formidabili anche quando la sconfitta è stata inferta da un ordinario voto popolare. In fondo, è vero: con il M5S siamo sempre di fronte a un meccanismo consolidato. Come consolidate sono ormai le rivalità interne, esplose con tanta forza in queste ore.

Fratelli coltelli

Benché non lo citi, Di Maio se la prende in particolare con un retroscena de La Stampa che ha dato maggiore evidenza di altri alla guerra interna al M5S: «Il leader sospetta di Di Battista. “È lui che vuole tornare a votare”», è il titolo del pezzo in cui si riferisce uno sfogo di Di Maio contro Di Battista: «Dov’era lui quando io facevo campagna elettorale. A fare il falegname? Scompare, si fa pregare, poi si presenta così, a due giorni dal voto a fare il predicatore». Nel post il capo politico in via di riconferma web scrive che sono «parole che io non ho mai pronunciato». Epperò nello stesso pezzo si mettono insieme anche molti altre parole dette e scritte in questi giorni (ma sarebbe il caso di dire mesi) che sono segnali inequivocabili, e che infatti sono stati colti da tutte le cronache politiche. La smentita del retroscena, del resto, era ampiamente attesa. E fa davvero sorridere che Di Maio non eviti neanche lo scivolone di utilizzare esattamente i termini con cui era stata annunciata. «Certo, diranno che sono come fratelli. Certo, diranno che loro si coprono le spalle. Ma Di Maio non ne può più…», si legge nell’articolo de La Stampa. E Di Maio che fa nel suo post? Scrive esattamente questo: «Alessandro è un fratello e un compagno di viaggio, così come lo è Roberto e lo sono molti altri».

 

 

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