M5S, psicodramma nella notte: la trappola di Fico e Di Battista a Di Maio

giovedì 30 maggio 10:25 - di Viola Longo

Dieci ore per la riconferma, scontata. Luigi Di Maio arriva oggi alla prova del voto degli iscritti su Rousseau, che dalle 10 alle 20 sono chiamati a «confermare la fiducia al leader politico», dopo la debacle delle europee. Sul responso della rete nessuno ha dubbi, anche perché a puntellare “Giggino”, oltre che quello di Beppe Grillo, è arrivato anche l’endorsement del deus ex machina del M5S e, ancor di più, della piattaforma web che ne decide le sorti: Davide Casaleggio. «Apprezzo sempre le scelte coraggiose e in questo caso ancora di più, perché la decisione di Luigi mostra non solo coraggio, ma anche grande coerenza e rispetto di un capo politico per i principi e i valori del MoVimento 5 Stelle. Quando un’intera comunità può partecipare a scelte importanti è sempre positivo», ha scritto Casaleggio su Facebook nella notte, nel pieno dello psicodramma che si stava consumando all’assemblea dei parlamentari.

I “peggiori amici” Fico e Di Battista

In 60 avevano chiesto a Di Maio di non procedere col voto. Lo stesso presidente della Camera, Roberto Fico, arrivato a sorpresa alla riunione degli eletti M5S, si è speso per questa soluzione, spiegando di «non essere d’accordo con la votazione di domani su Rousseau». Ma il voto su Rousseau è l’unica possibilità di puntellare davvero una leadership disastrata e per la quale, in fin dei conti, anche al di là delle attestazioni di stima e lealtà, già esistono rimpiazzi pronti ai blocchi: lo stesso Fico e Alessandro Di Battista, in prima fila all’assemblea a strigliare gli eletti e a scusarsi con Di Maio «per non aver fatto abbastanza in questi mesi per aiutarti». Un po’ come dire “io posso fare la differenza”, con tutto ciò che significa. Peggio ancora, poi, le parole di Fico, che ai 300 e passa eletti ha detto tra l’altro che «se io devo dirvi oggi che cosa siamo, se devo fare una radiografia di questo Movimento, la mia risposta è che non lo so. Non lo so più che cos’è questo Movimento». «Se fossi fuori dal Movimento, lo potrei votare questo Movimento se non comprendo che cosa è? Quali sono i nostri valori e i nostri principi?», ha quindi aggiunto Fico.

Il voto su Rousseau scalda gli animi nel M5S

E così, in un clima di cose dette e cose lasciate intendere, sospetti, recriminazioni, mosse tattiche, si è consumata la lunga notte del M5S, rigorosamente a porte chiuse. Perché da quelle parti, ormai, non solo le dirette streaming sono un lontanissimo ricordo, ma si è arrivati al punto di chiedere la messa alla porta dello stesso staff comunicazione del partito, che alla fine ha optato per un allontanamento “volontario”. E in questo stesso clima si arriva al voto di oggi, con la fronda di irriducibili vicini a Fico più agguerrita che mai. «Ormai il Movimento è la gabbia perfetta, in cui domina Di Maio e la proprietà è di Casaleggio. In cui non può esserci dissenso», ha detto Paola Nugnes al Corriere del Mezzogiorno, mentre Elena Fattori su La Stampa ha sottolineato che «se vuoi fare il capo e tenerti due ministeri devi essere una cima: lui a 32 anni non aveva l’esperienza e neppure lo spessore». Infine, Carla Ruocco sul Corriere della Sera ha spiegato che il voto su Rousseau «è stato un errore, anche perché prima c’era l’assemblea. E poi perché non individua né gli errori commessi, né le proposte per correggerli; chiede una fiducia cieca e incondizionata e questo in democrazia non è ammissibile. Chiede di essere riconfermato: sempre io, io, io. Sempre tutto buttato sul personale». «Si metta in discussione, faccia un passo indietro e si vedrà», è stato l’affondo di Ruocco.

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