Omicidio di Manduria: “Guarda professore’, quello sono io…”, si vantava con l’insegnante ma nessuno denunciò

martedì 30 aprile 17:50 - di Redazione
Le immagini del terribile pestaggio del pensionato di Manduria, Antonio Stano, da parte della baby-gang

“Guarda professorè, sono io, queste sono le mie scarpe, le mie calze e la mia felpa”. È il più piccolo, ancora sedicenne, il bullo che con l’insegnante di sostegno si vantava delle sue gesta ai danni di Antonio Cosimo Stano. Fiero di se stesso, il ragazzino le mostrò uno dei video in cui veniva immortalato mentre picchiava il pensionato, senza specificarne il nome.  E’ quanto emerge nelle indagini sulla morte del 66enne di Manduria ed è riportato nell’ordinanza di fermo del pm Pina Montanaro. E ancora. “Rimasi alquanto turbata e incredula da quelle immagini e riferii al ragazzo che non credevo fosse lui l’autore dell’aggressione. A tanto, per dimostrarmi che effettivamente era lui quello che aggrediva l’anziano, mi diceva guarda professore, sono io, queste sono le mie scarpe, le mie calze e la mia felpa. Per ulteriore conferma e per convincermi che era lui quello riprodotto nel video, mi faceva vedere un altro filmato, sempre di pochi secondi, in cui, da un’altra prospettiva, si vedeva sempre che un giovane colpiva con un pugno violento un anziano, facendolo cadere per terra. Ricordo che le scene dei due video erano differenti e quindi verosimilmente riferibili a due distinti episodi”.  La donna agli inquirenti disse anche di aver avvisato dell’accaduto la madre del 16enne che le riferiva di essere già a conoscenza di detti fatti e che il marito aveva messo in punizione il figlio”. La professoressa, sentita a sommarie informazioni, raccontò: “Lo scorso 4 aprile, nel corso delle lezioni, l’alunno mi mostrava un video dal suo telefono cellulare. Ho quindi visto il video che riproduceva per pochi secondi la scena in cui un giovane con un indumento scuro con cappuccio, colpiva violentemente con un pugno in volto un anziano signore, che poi trascinava per terra”.

Tortura, sequestro di persona, violazione di domicilio e danneggiamento aggravato. Sono queste le accuse mosse a vario titolo nei confronti degli 8 giovani, di cui 6 minori, della cosiddetta Comitiva degli Orfanelli di Manduria fermati per la morte di Antonio Cosimo Strano. I fermati sono a loro volta indagati per omicidio preterintenzionale, anche se questo reato non è stato configurato nel provvedimento cautelare adottato oggi. “Sono rimasti sordi alle invocazioni di aiuto del povero Stano che ha disperatamente cercato di difendersi pronunciando continuamente le parole “polizia” e “carabinieri”. Parole che fanno accapponare la pelle. Ma loro sono rimasti indifferenti e hanno proseguito l’incursione”, ha affermato il procuratore della Repubblica del Tribunale di Taranto Carlo Maria Capristo durante la conferenza stampa in cui ha illustrato gli otto fermi. Ci sono altri sei indagati. Tutti “violenti per noia, che filmavano le loro bravate criminali e subito le postavano sul web. Perché per loro è un motivo di soddisfazione”, ha sottolineato Capristo aggiungendo: “Non vogliamo generalizzare, accanto a loro ci sono tanti altri giovani che hanno rispetto per la famiglia, per le istituzioni, per gli educatori”. Dall’ordinanza di fermo scattata questa mattina emergono particolari terribili, che raccontano delle violenze e delle umiliazioni subite da Stano, tutte documentate nei video girati nelle chat e visti, così ha detto il procuratore, da quasi tutta Manduria. Violenze su cui i componenti della baby gang aggiornavano gli assenti: “‘Mba, oggi assai mazzati è pijatu”, dicevano.

“Emerge dal primo esame del materiale un uso distorto del web che questi ragazzi utilizzavano per esaltare, diffondere e condividere le loro nefandezze. La visione del video e l’ascolto dei file audio evidenziano come la crudeltà e la violenza si autoalimentassero e aumentassero in modo esponenziale laddove le nefandezze venivano diffuse nel web: non solo nelle chat di cui facevano parte i ragazzi ma anche in quelle di molti cittadini di Manduria”, ha detto il capo della Procura dei minorenni di Taranto, Pina Montanaro, durante la conferenza stampa. “Da tempo circolano a Manduria video terribili diffusi in tutta la cittadinanza”, ha sottolineato. Stano, che viveva solo in una casa al piano terra della cittadina messapica, ha subito – come emerge da file video e audio – numerosi episodi di aggressione nella sua abitazione e nella strada adiacente da parte di un gruppo di giovani bulli. Si tratta di “atti che – ha spiegato il procuratore Montanaro – hanno assunto nel tempo un carattere di pseudo abitualità. Parliamo di percosse, strattonamenti, aggressioni, calci, pugni, sputi e offese”. Quando i poliziotti riuscirono a convincerlo ad aprire, finalmente, il portone di casa, “si appurava – scrive il pm Montanaro – che il predetto non assumeva cibo da una settimana perché temeva, uscendo per fare la spesa, di essere aggredito. L’uomo appariva prostrato fisicamente e psicologicamente e, solo dopo aver ricevuto le prime cure dal personale del 118, rassicuratosi, decideva, nonostante lo stato di confusione e di prostrazione, di sporgere querela ribadendo di essere da tempo oggetto di scherno e di aggressioni”. Quelli subiti da Stano sono per il pubblico ministero Pina Montanaro “episodi reiterati protratti nel tempo, cui può riconoscersi carattere di abitualità. Senza timore di smentita, e con inevitabile sgomento – scrive nell’ordinanza – può infatti ritenersi che le aggressioni al povero Stano costituissero il passatempo preferito del gruppo criminale”.

“Dopo aver sfondato la porta dell’abitazione”, che la vittima aveva cambiato con una blindata, anch’essa distrutta secondo quanto raccontato da una vicina, “aggredivano Stano svuotandogli addosso due bottiglie di acqua che ormai vuote venivano lanciate contro l’uomo”. E ancora: “Nonostante le grida di aiuto e di disperazione della vittima, lo colpivano prima con schiaffi al volto e calci alle gambe”. “Il tutto mentre lo Stano veniva deriso ed accerchiato sull’uscio di casa e uno dei 6 minorenni destinatari delle misure riprendeva la scena con il telefono cellulare di un maggiorenne”, si legge nell’ordinanza a carico degli 8 fermati. “Insieme a un altro gruppo di ragazzi, già presenti sul posto e in fase di identificazione”, si introducevano nell’abitazione dell’uomo “e, accerchiandolo e costringendolo in un angolo, lo colpivano violentemente su tutto il corpo con mazze, bastoni e scope nel mentre la persona offesa cercava di proteggersi il volto con le braccia ed urlava chiedendo disperatamente aiuto ed invocando l’intervento delle forze dell’ordine; il tutto tra risate, ghigni ed insulti”. Oltre alla violenza, “gli aggressori avevano procurato una serie di danni all’interno dell’abitazione, avevano distrutto il televisore e gli avevano anche sottratto 300 euro”.

“La piaga sociale delle baby gang è ormai in crescita esponenziale”, ha sottolineato Capristo. Il magistrato ha ricordato “i continui episodi ai danni di barboni nelle stazioni, ai danni di giovani di colore per fatti razziali” e gli stupri “ai danni delle donne. Il termine baby gang non rappresenta compiutamente -ha evidenziato- il comportamento di questi adolescenti. Sono microcriminali organizzati che hanno terrorizzato Stano con incursioni facendolo oggetto di violenze e sopraffazioni inverosimili mediante calci, pugni, sputi e schiaffi”. “Senza voler generalizzare e colpevolizzare l’intera cittadinanza di Manduria, che è fatta di persone sane e di onesti lavoratori, chi ha visto o sentito non ha avuto la sensibilità di chiamare in quel momento l’intervento di polizia e carabinieri”, ha poi aggiunto il procuratore evidenziando come queste aggressioni “siano state fatte sull’uscio di casa e quindi in una strada della città e non in una strada abbandonata di campagna”. Capristo ha definito questi gesti “bravate criminali gravissime. Le contestazioni sono pesanti e riflettono le immagini dei video almeno di quelle sui quali abbiamo certezze. Ce ne sono altri -ha precisato- in corso di esame”. Inoltre ha evidenziato l’estrema “solitudine del povero Stano, lasciato solo con le sue paure e i suoi stati di ansia, le sue depressioni nate dopo la pensione quando ha terminato di lavorare all’Arsenale”. L’uomo “ha subito incursioni e aggressioni continue in uno stato di ‘minorata difesa’, come si dice tecnicamente”.

E in una chat, la Comitiva di orfanelli che i ragazzini si scambiavano file audio e video sulle brutali aggressioni messe a segno ai danni de ‘lu pacciu’, il pazzo, come chiamavano Antonio Cosimo Stano. Nella chat di WhatsApp “sono riprese, e si commentano – si legge nell’ordinanza- più violente aggressioni in danno dello Stano; fatti commessi dal branco con crudeltà e inaudita violenza nei confronti della persona offesa, scelta consapevolmente in considerazione dell’accertata debolezza della stessa riconducibile alla sua solitudine, allo stato di disagio sociale e ai suoi problemi psichici, noti a tutto il paese e agli stessi odierni indagati che, come si legge nelle chat, lo appellavano ‘il pazzo'”. Nella stessa conversazione “i partecipanti esprimono, appresa la notizia delle gravi condizioni di salute dello Stano, la preoccupazione di essere scoperti sia attraverso la targa dell’auto di (…) – scrive ancora il pubblico ministero – sia a causa dei video delle loro aggressioni, ormai diffusi sul web. I ragazzi temono che i video possano finire nelle mani sbagliate e, ammettendo di fatto le loro continue aggressioni, si dicono convinti di non essere ricercati, ritenendo che si stia indagando per identificare i responsabili di una rapina commessa pochi giorni prima dell’8.4.2019, il che li escluderebbe dai sospettati non recandosi loro dal pazzo da un po’ di giorni. E tuttavia, la preoccupazione cresce nel momento in cui apprendono che lo Stano è in coma. Tale notizia fa loro decidere di eliminare tutti i video presenti sui propri telefoni”.

E attraverso le dichiarazioni della vittima e dei vicini, certo, ma soprattutto dal materiale audio-video che emerge tutta la “gravità, intensità e reiterazione delle condotte oltre all’efferatezza manifestata dagli indagati – scrive il pm nell’ordinanza sulla baby gang di Manduria- i quali, con inaudita violenza, erano soliti infierire sulla povera vittima senza alcuna apparente motivazione”.  “Le percosse con mazze e bastoni, gli strattonamenti violenti, le offese, la derisione e lo scherno, l’aver fatto oggetto lo Stano in più occasioni di sputi e lancio di liquidi – così l’ordinanza- inducendo nella vittima un vero e proprio stato di terrore che, come già detto, alimentava in maniera esponenziale il divertimento degli agenti, altro non sono che espressione di profonda ed ingiustificata spietatezza”.

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