Lo strapotere delle compagnie tlc: ora possono anche farci finire nella lista nera dei cattivi pagatori

giovedì 4 aprile 16:58 - di Andrea Migliavacca

Un sentimento oramai, forse, ossessivo in chi scrive è quello della nostalgia; con tutta probabilità è l’inesorabile trascorrere del tempo, o magari la difficoltà di rimanere aggiornato, che l’alimentano.

Tutto è digitale (anche il quotidiano su cui vengono impresse queste parole) e l’entusiasmo della giovinezza, viene progressivamente sostituito dallo sconforto, indotto da un innato fatalismo, per l’incapacità di governare i fenomeni tecnologici, che oramai forzatamente condizionano anche il modo di vivere, oltre che quello di pensare.   

Una reazione forzata, nella speranza (forse vana) di contrastare il moto degli eventi, sui quali l’uomo può ancora intervenire è l’analisi dei fenomeni socio-economici, la critica ed una possibile soluzione: almeno questa è l’ambizione.

Sulla scorta di questo slancio è doverosa l’analisi di come le telecomunicazioni siano al centro della nostra vita, in che modo la condizionino e sino a che punto comprimano le nostre libertà, non solo individuali.

La dipendenza dai “social network” è oramai conclamata. Ci sono applicativi che alimentano dialoghi tra persone conosciute, talvolta surreali; si creano gruppi, e poi sotto-gruppi, in nome dello ius excludendi alios; ce ne sono altri pubblici, nei quali il cittadino è libero di criticare il politico, senza filtri, ed il politico (od i suoi amici), pronto a denunciarlo. Tutto per un like, una condivisione o semplicemente per manifestare un pensiero.

Digito ergo sum. Per farlo, però, è necessario avere uno smartphone, un pc o un tablet, che siano connessi alla rete, ovvero un abbonamento. 

Questa insopprimibile esigenza che travolge una larga parte della popolazione, ci obbliga ad avere un rapporto con un gestore di telecomunicazioni, che non ha neppure bisogno di convincerci della necessità del servizio che offre; siamo noi a chiederlo. E quando abbiamo firmato un contratto (ovvero abbiamo prestato il nostro assenso telefonico, condizione necessaria e sufficiente per considerarlo concluso, al pari di una firma) dobbiamo essere consapevoli che le regole non sono immutabili; possono essere cambiate unilateralmente e se non prendiamo una posizione entro un limitato lasso di tempo (usualmente 30 giorni), le abbiamo accettate. Così, è accaduto con la fatturazione a quattro settimane (la vicenda non si è ancora definita), in danno dell’utilizzatore (consumatore è espressione riduttiva) ed ora ancor di più con l’iscrizione al CRIF (centrale rischi d’intermediazione finanziaria) dei cattivi pagatori. La misura è giunta nella forma che conosciamo dopo essere stata approvata dalle Autorità Garanti.

Già! Quella che un tempo era prerogativa degli istituti di credito o delle finanziarie, oggi è estesa anche alle Compagnie telefoniche. Chi abbia una “sofferenza” di soli 150 euro, sappia che verrà segnalato nella lista nera. 

La misura è evidentemente eccessiva e la soglia (considerate le penali e le informazioni offerte, talvolta poco trasparenti) appare evidentemente bassa. Uno strumento incongruo, rispetto al quale è doverosa una riflessione, individuale, collettiva e politica.   

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