Libia, i soldati italiani restano a presidiare l’ospedale di Misurata. Almeno 32 i morti

lunedì 8 aprile 11:09 - di Eugenio Baittisti

In Libia è  di almeno 32 morti e 50 feriti il bilancio finora dell’offensiva lanciata giovedì scorso dalle forze del generale Khalifa Haftar contro Tripoli. Lo ha reso noto il ministro della Sanità del governo di concordia nazionale, Ahmed Omar, in una dichiarazione all’emittente Libya al-Ahrar sottolineando che la maggior parte delle vittime sono civili, ma non ne ha precisato il numero. Dal canto suo sabato l’autoproclamato esercito nazionale libico di Haftar ha reso noto di aver perso 14 uomini nei combattimenti. Nessun ritiro delle truppe italiane: restano in Libia i circa duecento militari italiani disposti a presidio dell’ospedale di Misurata. Così fonti smentiscono categoricamente le notizie diffuse dai media libici riguardo un ritiro delle truppe italiane. Le stesse fonti confermano che la struttura italiana rimane operativa a disposizione della popolazione libica.

La controffensiva di Tripoli contro Haftar

Jet dell’aviazione militare del governo di Tripoli hanno colpito la base aerea di al-Watiyah, 130 chilometri a sud-est di Tripoli, sotto il controllo del generale Khalifa Haftar. Lo ha riferito l’emittente locale libica, sottolineando che la base di al-Watiyah è l’unica base controllata dalle forze di Haftar nei pressi di Tripoli. Un obiettivo non casuale: secondo la tv, infatti, la base è stata utilizzata per lanciare raid aerei sulla capitale contro le postazioni delle forze fedeli al governo riconosciuto dall’Onu.

Dimissioni del vicepresidente del governo di Tripoli

Il vicepresidente del Consiglio presidenziale del governo di accordo nazionale, Ali Al-Qatrani, intanto, ha annunciato le sue dimissioni e ha espresso il suo sostegno all’operazione dell’Esercito nazionale libico (Lna) contro Tripoli. Lo rende noto il Asharq Al-Awsat riportando dichiarazioni dello stesso Qatrani per il quale il capo del consiglio presidenziale, Fayez al-Serraj, è sotto il «controllo» delle milizie e una risposta militare «porterà alla Libia solo più sofferenze e divisioni». Al-Qatrani avrebbe precisato che «attraverso l’incoraggiamento di queste milizie, Sarraj ha violato l’accordo politico sulla Libia abusando dei privilegi concessi a lui come capo del Consiglio presidenziale». Qatrani avrebbe anche elogiato l’operazione di Haftar contro Tripoli schierandosi con la marcia della Lna sulla capitale libica con lo scopo di liberarla dalle bande terroristiche e criminali.

Rientrate in Italia alcune aziende

Il presidente della Camera di Commercio italo-libica, Gianfranco Damiano ha annunciato che «alcune aziende italiane Oil&Gas e impiantistica operative a Tripoli sono rientrate». Tuttavia  «non tutte le aziende italiane sono andate via; alcune sono rimaste, in particolare nel settore manutenzioni».  Damiano ha spiegato che la maggior parte degli imprenditori italiani che ha lasciato la Libia era a Tripoli. Per il resto dei lavoratori la permanenza in Africa continua: “prossimamente” un gruppo di imprenditori italiani sarà a Bengasi per “sviluppare” i contatti stabiliti nel corso della missione che si era tenuta a febbraio.

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