Libia, è resa dei conti: il generale Haftar marcia su Tripoli. L’Eni evacua gli italiani

sabato 6 aprile 17:05 - di Antonio Pannullo

Il generale Khalifa Haftar è arrivato a Tripoli, dove ha sede da mesi il governo-fantoccio di Onu e Ue guidato da Fayez al Serraj, che non controlla neanche la città di Tripoli. Tutto si sta svolgendo come avevamo previsto che si svolgesse: il governo al Serraj, che ricevette l’appoggio e il riconoscimento entusiasti del governo Gentiloni così come ordinato da Bruxelles, sta mostrando la corda e Haftar, indicato come “uomo forte”, quindi cattivo, dalle democrazie occidentali, sta conquistando la Libia con l’appoggio anche della Russia di Putin. Il segretario generale delle Nazioni Unite, il socialista portoghese Antonio Guterres, avrebbe proposto a Fayez Serraj e Khalifa Haftar un incontro a Ginevra per fermare l’escalation militare, incontro al quale il generale avrebbe acconsentito, rifiutando però la richiesta di fermare l’operazione per la liberazione di Tripoli. Lo dicono all’Adnkronos fonti informate, secondo cui Guterres avrebbe fatto la sua proposta di ripresa del negoziato giovedì a Serraj, che avrebbe accettato, anche se prima che Haftar lanciasse la sua marcia verso la capitale. Poi, ieri, a Bengasi, il numero uno dell’Onu avrebbe fatto la stessa offerta al generale, che si sarebbe detto pronto ad un incontro a Ginevra, ma continuando però la campagna militare per “ripulire Tripoli da criminali e terroristi”. Una condizione evidentemente inaccettabile per Guterres, che, come scritto su twitter ieri sera, ha lasciato la Libia “con il cuore pesante e profonda preoccupazione”. La verità è che l’estabilishment internazionale guidato dalla Francia, dalla Ue e dall’Onu, aveva puntato tutto sul debole Serraj, senza far ei conti con la società reale libica. E ora che a parlare sono le armi, tutti devono trattare cin Haftar, che rappresenta la “pancia” della Libia. Già nei giorni scorsi si era parlato di un possibile faccia a faccia nella località svizzera tra i leader di Tripoli e Bengasi, un incontro saltato, secondo fonti vicine al Consiglio presidenziale, per le eccessive condizioni poste dal generale.

Intanto si combatte in tutta la Libia: raid aerei si Serraj sarebbero in corso contro le truppe di Haftar, che sta prendendo una città dopo l’altra. Sono ripresi questa mattina gli scontri alla periferia sud di Tripoli tra le forze filo Haftar e quelle fedeli al Consiglio presidenziale libico. Lo riferiscono fonti informate, secondo cui l’impressione nella capitale è che tra il pomeriggio di oggi e la giornata di domani ci possa essere “uno scontro importante” per entrare a Tripoli tra l’Esercito nazionale libico impegnato nell’operazione Karama (Dignità) e le forze che combattono il generale nell’operazione Wadi al Dum 2. E si temono anche diserzioni nel campo dei fantocci dell’Onu. In attesa dello scontro per la conquista di Tripoli, “non è ancora del tutto chiaro come si posizioneranno le milizie della capitale”. “Si attendono le prossime ore per capire se ci saranno defezioni”, dicono le fonti libiche, secondo cui al momento il fronte di Misurata (anti-Haftar) risulta compatto, come quello di Zintan, salvo qualche minima defezione.

La Farnesina ordina la fuga degli italiani

“La situazione nei campi è sotto controllo e stiamo monitorando l’evolversi della situazione con molta attenzione”. Così un portavoce dell’Eni in merito alla situazione in Libia al terzo giorno di marcia su Tripoli dell’Esercito nazionale libico (Lna) sotto la guida del generale Haftar. Il gruppo petrolifero italiano, aggiunge il portavoce dell’Eni, “non ha personale attualmente presente a Tripoli”, poiché è stato tutto evacuato. L’Eni ha deciso di evacuare il personale italiano in Libia, dove da due giorni si registrano scontri. Si tratterebbe di “una decisione precauzionale”, come già avvenuto in altre occasioni. Il personale italiano dell’Eni in Libia è presente a Tripoli, nel giacimento di Wafa, in Tripolitania, e in quello di El Feel, a sud. L’evacuazione del personale italiano della compagnia petrolifera è avvenuta in raccordo con la Farnesina. E ovviamente i Paesi del G7 sono molto preoccupati per la situazione in Libia. Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, parlando a Dinard, la località costiera bretone dove si sono riuniti i capi delle diplomazie dei sette Paesi più industrializzati del mondo: Francia, Italia, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada e Giappone. “Per questo – ha aggiunto Maas – è bene che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu abbia voluto dare il chiaro segnale che l’escalation militare deve finire”. Il vertice dei ministri degli Esteri del G7 ha dal canto suo “respinto decisamente ogni operazione militare in Libia”.

(Foto Afp)

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