Zingaretti si illude: qualcosa sta cambiando, i consensi arriveranno. Poi omaggia la Resistenza (video)

domenica 17 marzo 17:08 - di Adele Sirocchi

Cita Papa Francesco, Moro e Gramsci. Poi l’omaggio alla Resistenza a Porta San Paolo a Roma, insiste sui temi femminili (e dà un segnale con la nomina di Debora Serracchiani e Anna Ascani vicepresidenti), invoca un nuovo Statuto per il Pd: è un discorso che gronda sudore e promesse quello di Nicola Zingaretti all’assemblea Pd che lo proclama segretario. Paolo Gentiloni è stato invece eletto presidente del partito con 86 astenuti e nessun contrario. Un segnale di continuità con l’era renziana, anche se Matteo Renzi è assente e si limita a mandare gli auguri via Facebook. Zingaretti raccoglie anche l’appello di Prodi: “Voglio annunciare la nostra prima iniziativa: raccogliamo l’appello di Romano Prodi per fare del 21 marzo una grande giornata di mobilitazione per la nuova Europa esponendo le bandiere in tutto il Paese. Noi ci saremo”. Un’Europa in cui il Pd guarda sia a Tsipras sia a Macron. L’impronta che il segretario vuole dare al nuovo Pd è chiara: mobilitazione totale contro il “fascioleghismo” con l’obiettivo di superare in consensi i Cinquestelle. Prima tappa: manifestazione il 30 marzo contro il congresso delle famiglie a Verona cui parteciperà Matteo Salvini. La rotta che indica Zingaretti è scontata: polarizzare lo scontro con la Lega e continuare a ignorare i temi del disagio sociale. Una strada che finora non ha portato fortuna al Pd. Nonostante ciò Zingaretti si illude: c’è stata una lieve crescita di consensi nei sondaggi. Per lui è sufficiente ripartire da lì. “Qualcosa sta cambiando, sono segni impercettibili e sono merito di tutti noi”.

Scontato l’appello all’unità: “Gli avversari sono fuori di noi non dentro”. Un appello tante volte ripetuto anche dai precedenti leader ma senza successo. Dall’opposizione gli risponde Roberto Giachetti: “Saremo una minoranza leale, non faremo guerra a questa dirigenza. Ma chiedo a Zingaretti di non cambiare lo Statuto nel punto del doppio incarico del segretario che è anche candidato premier”. E  Maurizio Martina annuncia: “Vogliamo dare il senso del riformismo radicale che abbiamo messo nella nostra mozione”.

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