Stupro di Catania, le urla e i disperati messaggi della ragazza mentre la violentavano

mercoledì 27 marzo 13:47 - di Angelica Orlandi

I disperati messaggi vocali della 19enne violentata dal branco a Catania a un’amico. Il video dell’abuso con lei «che si lamenta mentre loro ridono e sghignazzano». Le 11 telefonate al 112 senza mai poter parlare con l’operatore e una perfino al 911, il numero unico di pronto intervento negli Usa. C’è tutto questo agli atti dell’inchiesta che ha portato al fermo di Roberto Mirabella e Agatino Spampinato, entrambi di 19 anni, e di Salvatore Castrogiovanni, di 20. Uno stupro reso ancora più drammatica dalla lunga deposizione della giovane baby sitter ai carabinieri, come leggiamo su Repubblica.

Branco di Catania, quell’sms all’amico

«Quando mi hanno spinta in macchina con forza, sono riuscita a mandare un messaggio vocale a un amico — racconta — gli ho sussurrato: «Per favore aiutami, ci sono dei ragazzi, non voglio». E lui, prima mi ha risposto che non capiva, poi che non aveva l’auto e non poteva aiutarmi. Una cosa assurda». Spunta quindi un altro nome, quello di Salvo, che non sarebbe intervenuto per salvare la giovane. A farlo è la stessa ragazza nella sua drammatica deposizione. Ventiquattrore dopo lo stupro — è la notte fra il 16 e il 17 marzo — la diciottenne americana sta denunciando i suoi tre aggressori, ma continua a ripetere anche il nome dell’amico (o presunto tale). «Scrivete pure di Salvo — dice ai carabinieri — sono riuscita a mandargli cinque messaggi vocali mentre mi violentavano, l’ho chiamato due volte. Ma continuava a dire che non capiva. E quando quella notte da incubo è finita, gli ho scritto un ultimo sms: Ti odio davvero».

«Sto male, aiutami»

I Whatsapp rimasti senza risposta – riportati da Repubblica – ci dicono che questo dramma si poteva evitare. Ore 23,12: «Io sto male, aiuto me». Ore 23,14, si sente la voce di uno degli stupratori: «Compare, te la posso dire una cosa? A chidda ma isu iu». A quella me la alzo io. Ore 23,17: «Aiuto, aiuto, sono nell’auto». La ragazza era riuscita anche a mandare la sua posizione esatta, il lungomare di Catania, all’altezza del “Caito”, dove si riuniscono le coppiette. A mezzanotte e 12 minuti, la violenza si sente in diretta. «Vieni qua», dice uno dei ragazzi. «Non voglio», urla lei. «Sì che vuoi», dice un altro. «No, basta. Non voglio, non voglio». Ma l’amico continuava a non preoccuparsi.

L’allarme al 112

Lei racconta ancora : «Quando si sono accorti che avevo il cellulare in mano, hanno provato a togliermelo, ma sono riuscito a tenerlo». E con quel telefono la giovane ha provato poi a lanciare l’allarme al 112, il numero unico di emergenza. Undici volte ha chiamato fra mezzanotte e 13 e l’una. Lei chiamava e i suoi aggressori la bloccavano. L’operatore del 112 ha provato a richiamare, ma niente. L’ultima telefonata durante quell’incubo è al 911, il numero di emergenza americano. «I richiami d’aiuto si sono susseguiti in un arco di ben un’ora e 45 minuti», annota il giudice delle indagini preliminari Simona Ragazzi per tratteggiare il dramma.

«Devo andare via, non ce la faccio»

Continua il racconto della 19enne. «Venerdì mi trovavo con un’amica al Lupo bar di via teatro Massimo. Si sono avvicinati tre giovani, hanno poggiato i loro bicchieri sul nostro tavolo e hanno iniziato a parlare. Erano gentili». La ragazza fa anche un video, lo manda a una sua amica, che le risponde: «Roberto lo conosco, ha frequentato la mia stessa scuola, stai tranquilla, è un ragazzo per bene». Ma poco dopo la invitano a salire sulla loro auto. «Mi hanno afferrata per un braccio, mi dicevano: stai zitta. E mi hanno spinta sul sedile posteriore». La portano in una strada buia. «Hanno cercato di farmi fumare della marijuana, ma ho rifiutato. E a quel punto hanno iniziato a mettermi le mani addosso».
Sabato scorso, la giovane ha deciso di tornare in America. Prima di salire sull’aereo, ha scritto un sms al maresciallo che l’aveva accompagnata a denunciare: «Vi ringrazio di tutto, ma ora devo andare via, non ce la faccio, sono un fascio di emozioni. Troppo per me».

Salvini: «Castrazione chimica agli stupratori»

«Per i vermi violentatori di Catania, che hanno stuprato una turista, nessuno sconto: certezza della pena e castrazione chimica!». A invocare pene severissime è il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che dopo 24 ore è intervenuto sullo stupro di gruppo avvenuto nella città siciliana ai danni della  ragazza americana di 19 anni.

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