Saviano a “chi l’ha visto?” Neanche una parola sull’arresto del boss di “Gomorra” Di Lauro…

domenica 3 marzo 11:06 - di Robert Perdicchi

A ventiquattr’ore dal clamoroso arresto del super boss della camorra Marco Di Lauro, tra i protagonisti, con la sua famiglia, della narrazione di “Gomorra” firmata da Roberto Saviano, il popolare scrittore italiano non parla, non commenta, non esprime soddisfazione, come ci si sarebbe aspettati da uno che si vanta di essere un paladino della lotta alla camorra. Invece, nulla, neanche un tweet, un post, magari per ringraziare quei poliziotti che ieri esultavano sotto la Questura di Napoli assistendo alla vittoria dello Stato contro “il male assoluto”.
C’entrerà forse il fatto che al Viminale c’è quel ministro, Matteo Salvini, che Saviano accusa di essere impegnato solo sul fronte dell’immigrazione e non su quello della mafia e della camorra? Probabile, visto che nel momento in cui scriviamo, alle undici di domenica mattina, mentre tutti i giornali celebrano l’arresto del boss di Scampia, lui è ancora fermo al commento della partecipazione alla puntata di “Propaganda live” sulla Sette.
Eppure, lo ricordiamo, Marco Di Lauro era il secondo latitante più pericoloso dopo il boss della mafia Matteo Messina Denaro ed era latitante da ben 14 anni, da quando il 7 dicembre del 2004 era sfuggito a quella che passò alla storia come la “notte delle manette”. Ieri l’arresto in via Emilio Scaglione a Marianella in un’operazione coordinata dalla Dda guidata dal procuratore Melillo. Marco Di Lauro, 38 anni, quarto figlio su dieci del noto boss Paolo Di Lauro, “Ciruzzo ’o milionario”, fondatore della famiglia camorristica di Secondigliano, è anche un successo del Viminale. E questo, per Saviano, non va detto.

 

 

 

La prima missione di Marco Di Lauro ci fu nel 2004 quando Gennaro Marino “Mckay” voleva incontrare Paolo Di Lauro (quest’ultimo latitante), prima dello scoppio della faida. Cosimo Di Lauro (8 dicembre 1973), il figlio maggiore di Paolo che all’epoca era reggente del cartello, temendo una trappola, mandò i suo fratelli Ciro e Marco appunto a perlustrare i

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