Le toghe rosse “sparano” contro Salvini: «È eversivo e va a caccia di prede da esibire»

venerdì 1 marzo 11:44 - di Franco Bianchini

Eversivo e xenofobo. Le toghe rosse “sparano” contro Salvini. Non lo nominano, ma l’obiettivo è lui. Non digeriscono nulla del vicepremier leghista, né la solidarietà portata all’uomo condannato per aver sparato ai ladri, né il comportamento sulla cattura di Battisti, né la nuova legittima difesa, men che meno l’azione sugli immigrati. «La portata eversiva di alcuni interventi di esponenti delle istituzioni sul merito di decisioni giudiziarie, l’attacco mirato a singoli magistrati per screditarne l’operato e offrirli alla gogna mediatica sui social e i continui tentativi di delegittimare l’intervento giudiziario non lasciano dubbi su quello che ci attende», ha detto il segretario di Magistratura democratica, Mariarosaria Guglielmi, in apertura del congresso della corrente delle toghe.

Le toghe rosse, Battisti e le “prede”

«La messa in scena organizzata dalla propaganda di stato per “celebrare” la fine della latitanza di Cesare Battisti ha trasformato la vittoria dello Stato di diritto e la chiusura di una vicenda dolorosa della nostra storia in una pagina umiliante», ha denunciato la Guglielmi, nella relazione con cui ha aperto i lavori a Roma. Una pagina che, osserva il segretario di Md, «come denunciato dall’Unione delle Camere penali, rappresenta nel modo più plastico e drammatico un’idea arcaica di giustizia e un concetto primitivo della dignità umana, estranei alla cultura del nostro Paese. Il processo penale si allontana dal suo paradigma garantista: quello per cui, come ha scritto Cordero, la caccia vale più della preda. Se i termini si invertono – avverte Guglielmi – la caccia non ha bisogno di regole e anzi delle regole che la ostacolano deve liberarsi. E la preda catturata deve essere esibita».

Critiche su sicurezza e immigrazione

«L’intervento congiunto in materia di protezione internazionale, immigrazione e sicurezza pubblica si è rivelato anzitutto un’operazione di marketing ben riuscita, che ha voluto imprimere una forte accelerazione al cambiamento culturale in atto nel Paese, togliendo consapevolezza dei valori in gioco e portando consenso alle scelte di criminalizzazione ad alta valenza simbolica», ha aggiunto in materia di sicurezza e migranti. «Tutto l’impianto normativo del decreto si sviluppa in maniera coerente intorno all’identità negativa del migrante e alla percezione di rifiuto che deve generare. Il cambiamento che si vuole ottenere è anzitutto emotivo perché da qui può nascere il consenso ad una riforma che mistifica la realtà e i dati di fatto che la descrivono: non siamo più in presenza di un arrivo massiccio di migranti, diminuito radicalmente fin dal 2017; anche rispetto al totale della popolazione non siamo il Paese soggetto all’invasione dei migranti e siamo anzi fra i Paesi che meno accolgono». Dietro questa riforma appena varata si intravede un progetto alternativo di società: un nuovo ordine fondato sul superamento teorizzato, dichiarato e rivendicato, del carattere universale dei diritti fondamentali – sottolinea – del principio di eguaglianza fra gli individui e della solidarietà quale valore che appartiene alla nostra storia e alla nostra comunità».

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